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, in Dalmazia, in Albania, nelle attuali condizioni, è questione oltre che d’interesse, anche di dignità nazionale. * Nel presumibile ui'to fra i tre elementi maggiori non mancheranno di esercitare una qualche azione anche i tre popoli minori. Più lontani dei Tedeschi dall’Adriatico sono i Magiari, i Magiari. Il loro campo d’azione naturale è il medio Danubio col Tibisco. Fiume è per loro un lusso
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) e di tutta la metà del mare compresa l’imboccatura. La giustezza di questo concetto sembra essere stata riconosciuta anche dalla diplomazia dei due Stati a proposito della recente spartizione delle sfere d’influenza sulla costa albanese, giacché l’occupazione dell’Albania (Durazzo e Vallona particolarmente) per parte di uno solo avrebbe inevitabilmente per conseguenza la superiorità
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immigrati, pure latini, fuggiaschi dalla costa d’Albania e appena alla fine di questo secolo (XII) incominciarono le prime infiltrazioni di Slavi (Serbi) dal retroterra. Però la lingua italica era dominante fino al-l’XI secolo. Dalla fondazione per parte di un elemento già civilizzato, dallo squilibrio tra l’elemento cittadino e l’agricolo, derivarono a Ragusa la signorilità, la costituzione aristocratica
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Cozzo tra l’italianità, lo slavismo e il germane simo 355 città della costa, ove per ragioni storiche si conserva fin da un’epoca anteriore alla loro immigrazione un elemento italico, essi occupano tutto il territorio dal Quarnero all’Albania, compreso il retroterra per un tratto interno abbastanza profondo. Il loro numero odierno complessivo può essere indicato in cifra rotonda con sette milioni
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arco per comprendere le Bocche di Cattaro e continua lungo i monti dell’Albania fino alla baja di Vallona. Questa sarebbe in senso lato e per brevità di linguaggio la costa carsica. Malgrado le molte irregolarità esiste dunque eil è ri-conoscibile anche per il versante orientale una linea di spartiacque, e con ciò viene tolto ogni valore all’apparente mancanza di collegamento nel contorno generale
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318 L ADRIATICO NELLA POLITICA cialmente gli Scutarini) di velieri. La maggior parte delle navi a vela che fino a poco tempo fa percorrevano l’Adriatico sotto bandiera turca, appartenevano ad Albanesi. Ed oggi che l’Albania ha assunto una propria bandiera, non sarebbe la cosa più inverosimile se la vedessimo un giorno sventolare oltreché nei porti dell’Adriatico, anche su navi nel mare
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. La stessa cosa si può dire del quinto tratto, delle Bocche di Cattaro col nodo orografico montenegrino, che riversa le sue acque in parte nel bacino del Danubio e in parte in quello dell’Adriatico, ma irregolarmente con un giro vizioso nella regione della pianura dell’Albania. Per questa pianura, clic forma il sesto e ultimo tratto, si potrebbe ripetere, con qualche variante beninteso, il concetto esposto riguardo alla Padania (pianura
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, in Dalmazia, in Albania, nelle attuali condizioni, è questione oltre che d’interesse, anche di dignità nazionale. ❖ Nel presumibile urto fra i tre elementi maggiori non mancheranno di esercitare una qualche azione anche i tre popoli minori. Più lontani dei Tedeschi dall’Adriatico sono i Magiari. Il loro campo d’azione naturale è il medio Danubio col Tibisco. Fiume è per loro un lusso. Però siccome hajano
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, e senza l’intervento della diplomazia l’avrebbe anche mandato ad effetto, di spartirsi l’Albania, nel qual caso la Serbia e la Grecia sarebbero divenuti Stati politicamente addatici. Il Montenegro che ha bisogno del mare per non morire soffocato nei monti e lo vede ai suoi piedi nelle Bocche di Cattaro, per scendervi dovette andare a sghembo prima nei porti albanesi di Antivari e Dulcigno, ora nella malarica Bojana
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(gli Abbruzzi), più in là una fucina di energia indomabile, ma purtroppo anche sterile (Montenegro, Albania). Appunto per ciò soltanto a Venezia potè formarsi un organismo civile, nato, cresciuto e vissuto su questo mare con forze indigene, il quale riuscì per conseguenza ad affermarsi per nove secoli sulla parte più importante e più contrastata dell’Adriatico. Anche in altre parti delle coste adriatiche
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Le crociate 157 indipendente, basata solamente sul valore delle armi, che non durò che circa quattro lustri. Dopoché nel 1461 nella pace col sultano l’Albania era stata abbandonata formalmente in suo potere, Scanderbeg, che aveva bisogno della guerra per vivere, passò nel 1462 coi suoi guerrieri nelle Puglie e contribuì alla vittoria degli Aragonesi. Per ciò re Ferdinando gli concedette
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28 l’adriatico nella geografia Raccordo tra i versanti omonimi. troterra è nel genere montuoso quello che si può dare di più aspro, che l’orografia è l’idrografia in questo paese sono tanto capricciosi, che sebbene posseggano una fisonomía caratteristica, non si può dire che esista un’Albania geografica e nazionale nettamente segnata, si comprende il motivo pel quale il popolo che l’abita potè
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per conto proprio. La loro flotta raggiunse il numero di mille navi. Le barche dulcignotte, di una forma speciale, furono terribili nell’Adriatico e devastarono le coste dell’Albania, della Grecia e dell’Italia meridionale. Un pascià, Solimano, riuscì a sorprenderle e incendiarle d’un colpo nel loro porto. Questa parola di origine slava e che vorrebbe dire i Gli Uscocchi. fuggiaschi o i banditi
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assegnò al Montenegro ancora un piccolo tratto di territorio, le foci della Bojana. In quest’incontro la diplomazia partorì quell’ibrido feto, che non si sa ancora se sia nato vivo o morto, ch’è lo Stato (d’Albania, autonomo, ma senza altre leggi che quelle della gelosia altrui. La rapida corsa da noi fatta attraverso i secoli dovrebbe aver dimostrato che le relazioni tra le due coste adriatiche
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52 l’adriatico nella geografia rali e visibili di divisione tra la Croazia e la Slavonia,. tra questa e la Bosnia, tra l’Erzegovinta e il Montenegro e così via più in avanti colle regioni del Danubio e dei suoi affluenti? Quali interessi economici comuni potrebbero unire l’Istria marittima alla Croazia, questa alla Dalmazia, il Montenegro all’Albania? Sarebbe arduo rispondere. La discordia
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orientale ha poco valore sociale, economico e nautico. Però l’allettamento dei commerci fuori di questo golfo impose ai Veneziani la necessità di averne in mano la porta. Per ciò Venezia in battaglie navali a Durazzo e a Butrinto (nel canale di Corfù) attaccò i Normanni che s’erano messi a contenderle il dominio dell’Adriatico meridionale. Le Bocche di Cattaro, i porti dell’Albania e Corfù
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E queste ruberie non bastarono, giacché gli Archivi della magistratura dei feudi, che contenevano gii atti di titolo e i decreti giudiziari, relativi alla più gran parte dei possessi fondiari privati, furono violentemente portati. » volumes dont trois de Rome, portant les numéros 305, 306 et » 307, et trois d’Espagne, portant les numéros 189,190 et 191. » Venise, ce 27 Vendemiaire, An 6.ènie » s. c. NUCQUE. » Secretaire de la Commission. » II. — « Je (sic) reçu du citoyen Polaco, archiviste de la Se-» crête, 8 desseins de la place de Corfoux, pour joindre a ceux, » que je lui ai déjà remis sur son reçu, extraits de l’armoire » N. 4, portant le titre de Dalmatie, Istrie, et Levant. » Venise, ce 28 Brumaire, An. 6.ème » pour le Commissaire Bassal » s. c. NUCQUE. » III. — « Reçu un volume du pays au de là du Mincio, par » Schulemburg, conforme a la note indicative cijointe, pour » le Général Serrurier. — Reçu pour remettre au Général Ser-» rurier une carte de l’Albanie Vénitienne faite par les inge-» nieurs Roberto Alfter, Roberto Zuccarella, Marco Gregorio, » Giuseppe Ferro, e Paolo Artico de 1789. » Venise, ce 11 Frimaire, An. 6.ème » Le Commissaire François chargé des Archives » de l’ancien gouvernement de Venise » bassal. >t IV. — « Reçu un volume de l’attaque et defense de l’Isle » de Corfoux, manuscrit par le maréchal Schulemburg, com-» posé de 103 pages, avec des cartes et profils, relatif aux for-» tifications de l’Isle, pour être remis au generai Cliabaud se « rendant à Corfoux. » A Venise, ce 12 Frimaire, An. 6.ème » de la Rép. Française. » Le Commissaire François chargé des Archives » de l’ancien gouvernement de Venise » bassal. »
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1935
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da S. E. il Ministro degli Esteri che lo stato di fatto attuale stabilisce di già la neutralità dell’ isola di Corfù in forza delle convenzioni preesistenti.... non credo possa giustificare la completa rinuncia alla necessità che almeno il dominio del canale Nord di Corfù debba essere condiviso dalle due nazioni Grecia e Albania, perchè non mi sembra prudente affidarsi completamente ai soli vincoli determinati
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1934
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tutto a un’accurata revisione di persone autorevoli a Scutari e a Roma dove ebbe a dare il suo giudizio confermativo anche uno storico assai dotto del vicino Oriente, che fa parte della Congregazione Orientale. Dalla richiesta delle correzioni uscirono i primi documenti dell’appendice, che tutto mettono al punto. Del resto per quel che riguarda la cultura e il problema religioso-morale in Albania, lasciando stare
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1934
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; vi si piantassero pure quante croci si volevano, purché non fossero troppo grandi. Quest’ordine si doveva eseguire dentro lo spazio di 4 mesi, ma, cosa rara, si credette di doverlo far subito, e così i montanari ebbero piena soddisfazione. S’era in tempi di capitolazioni e i montanari cattolici dell’Albania più forti e più uniti con l’ombra dell’Austria o del Montenegro alle spalle, incutevano timore
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