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— 36 — Con l’acoordo del 13 marzo 1913 le potenze stabilivano che Scutari dovesse rimanere all’Albania e una successiva deliberazione della conferenza degli ambasciatori del 22 marzo concretava un’ azione comune contro il Montenegro per far cessare le ostilità da parte delle armate serbo-montenegrine che si accanivano nell’assedio di Scutari. Fu naturalmente affidato all’Austria l’incarico
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— 49 — si distribuiva nelle varie basi per il necessario periodo di lavori e di esercitazioni, la divisione Garibaldi che abbiamo segnalato in Adriatico pronta a effettuare 1’ impresa di Valona, si dislocava in Albania per partecipare in modo più appariscente e decisivo all’azione internazionale, come si conveniva all’ Italia, potenza particolarmente interessata nelle cose albanesi. E pertanto
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, accorsero sul luogo del naufragio e, incuranti di ogni pericolo, operarono il salvataggio di quasi tutti i naufraghi e però le perdite si ridussero a due ufficiali e a cinquantotto uomini di truppa ». Così si espresse il generale Bértotti, allora comandante del corpo speciale, nella sua pubblicazione « La nostra spedizione in Albania ».
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— 220 — per sorvegliare e contrastare le comunicazioni del nemico con l’Albania, e presso gli sbocchi dei canali delle Curzolane per sorprendere navi o sommergibili avversari che tendessero a raggiungere le nostre coste od il canale di Otranto. Questo servizio dovè ben presto essere spinto più lontano, fino a Capo Planka, perchè notizie concordanti di varia fonte assicuravano che il maggiore
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— 422 — in modo che anche le missioni francesi furono messe a sua disposizione Quando infatti alcuni giorni dopo l’addettto navale inglese e l’addetto militare serbo si recarono in Albania per incarico della commissione per verificare personalmente le cause delle deficienze segnalate e studiare i mezzi più efficaci per eliminarle poterono al loro ritorno riferire che ormai « il trasporto per via
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che dovranno imbarcare a S. Giovanni di Medua e 45.000 a Durazzo. « Anche volendo supporre che queste cifre siano esagerate rimane pur sempre il fatto che le truppe serbe da trasportare sono in numero rilevantissimo. «S. E. Cutinelli conclude testualmente: «Per quanto l’avviamento di un sì forte contingente ai porti settentrionali dell’Albania e la sua ripartizione fra Medua e Durazzo debba ritenersi
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nella zona occupata dal nostro corpo speciale 2, non ammetteva che vi si fermassero : sarebbe stato assumere di fronte al paese 1 L’ Inghilterra aveva in Albania l’ammiraglio Troubridge, capo della missione militare inglese presso l’esercito serbo. La Francia aveva nominato il generale Piarron de Mondesir, capo di una missione militare a cui aveva affidato il compito di ricostituire, inquadrare e rifornire
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— 150 — ne proseguiremo la narrazione fino all’effettuata partenza del principe. Il giorno 6 agosto il San Marco fu richiamato in Italia per unirsi al rimanente delle forze navali che avevano assunto la dislocazione opportuna in relazione a quanto avveniva nel Mediterraneo, e di cui tratteremo nel prossimo capitolo. Si provvide perciò ad inviare in Albania la vecchia corazzata Dandolo richiamata
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— 405 — trario il Governo italiano era costretto a domandare il suo allontanamento dall’Albania. « Il colonnello Thomson ha insistito nel s«o rifiuto di »orivere la chiesta lettera. « Dietro invito del nostro ministro, stasera verso le ore 18 l’ho accompagnato da Turkan Pascià che presiedeva il Consiglio dei ministri. TI barone Allotti ha esplicitamente deplorato 1’ ingiustificato rifiuto
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persone, 10.153 cavalli, 68 cannoni e vario materiale bellico, fatto con 248 viaggi dei quali 151 con navi di bandiera italiana. A questo movimento deve essere aggiunto quello eseguito pure nello stesso periodo di 73.355 uomini, 16.215 quadrupedi, 254 cannoni, e 39.500 tonnellate di materiali del corpo di spedizione in Albania, e di 8.500 uomini è 16 cannoni per lo sgombro di Durazzo \ Fu grande ventura
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che anche l’addetto navale inglese recatosi in Albania, trovò le truppe serbe in buone condizioni di nutrizione e di vettovagliamento. (V. cap. XIV).
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pratici delle lingue albanese e greca, li troviamo anche lungo la costa orientale fino sotto Corfù per cercare informazioni e per ostacolare il rifornimento clandestino dei sommergibili tedeschi \ o intorno alla penisola del Gargano per la repressione dello spionaggio. Anche durante ¡’occupazione di Pelagosa, durante il rifornimento e la evacuazione dell’esercito serbo dall’Albania
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arrecato e per il fatto « che questo compito così difficile era stato eseguito grazie all’abnegazione ed alla grande sollecitudine in modo che non vi era stato felicemente a deplorare alcun incidente », inviò da Corfù il 9 febbraio i ringraziamenti al comandante in capo della 2a squadra con la lettera che segue: « L’evacuazione dei rifugiati sèrbi dall’Albania essendo terminata, tengo ad esprimere
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. « Essad Pascià trovasi Tirana con 10 mila regolari avendo licenziato riserva. Distaccamento 500 volontari greci si trova Kimara.... Il grosso si trova a Tepeleni, due compagnie di regolari greci si trovano a 10 ore da Valona, ad un’ora di marcia dal passo Lunetz dominante comunicazione Valona con Albania meridionale. Se dobbiamo eseguire sbarco Valona conviene non perdere tempo e approfittare attuale
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necessariamente adattandosi man mano alle situazioni del momento, ed allargandosi poi in relazione alle necessità. Allorché si dovè effettuare la spedizione militare d’ Albania, il comando in capo dell’armata nominò una commissione di allestimento e d’imbarco che, composta di ufficiali di marina e completata con ufficiali designati dal ministero della guerra, ebbe l’incarico di presiedere alle operazioni
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, perciò deve èssere sgombrata dalle nostre truppe se e quando minacciata da forze nemiche superiori. Pregola prendere opportuni accordi con comandante corpo d’occupazione in Albania per staibilire preventive modalità evacuazione Durazzo nel caso.che questa non possa avvenire per terra». (Telegramma del 16 gennaio 1916 del ministero della marina al comando in capo armata).
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e nell’oriente europeo. L’opera svolta da importanti frazioni della flotta in Levante, in Albania, in Egeo, sebbene incruenta, aveva avuto alcuni momenti veramente drammatici; talvolta il successo diplomatico fu conseguito con la presenza e l’appoggio delle navi, che risposero costantemente all’appello della patria, pronte ogni giorno, ogni ora, ogni istante a passare dall’azione rappresentativa all’azione
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per tutta quella gente? Sono sporchi oltre ogni immaginazione. Hanno i piedi nudi, deformati, sanguinolenti. Portano in capo avanzi di fez incolori, pezzi di tela da sacchi: indossano pastrani laceri e nulla più. Sostano in un campo di fronte al terzo pontile della marina. Sostano? Cascano sfiniti a terra ». (Da «Riflessi e visfcni della grande guerra in Albania» di P. Corni).
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a motore Fior d’Albania, incontrato alla foce del Drin. Per molti giorni dopo questo fatto non furono più vedute navi austriache, ma i sommergibili nemici continuarono nelle loro attività : essi divennero sempre più audaci fino a comunicare apertamente colla costa ed esercitare un assiduo servizio di informazioni per uso del comando austriaco. pronto ad arrendersi, alzando le armi; l’equipaggio lo imitò
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— 335 — portanti di Asnà, di Cuababa, Cisbarsa e Kanina. Il 29 dicembre i marinai furoino sostituiti dal 10° reggimento bersaglieri\ Tanto i marinai quanto i soldati furono accolti dalla popolazione con un senso di sollievo, perchè davano la garanzia del mantenimento dell’ordine nella città. All’ inizio della nostra guerra, oltre a questi presidi, l’Italia aveva in Albania tre stazioni sa-nitrie
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