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1892
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dal generele Marmont1, e all’ex Albania veneta, ossia le odierne Bocche di Cattaro, restituite dai russi ai francesi in forza del trattato di Tilsitt (1807). Dopo la battaglia di Lipsia, perduta dai francesi, e in base al trattato di Parigi (1814), l’Austria riebbe le provincie illiriche, e Francesco I d’Austria ne fece un gioiello della sua corona imperiale. — E fu una dominazione molto benefica e liberale
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1909
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3 —: i, approfittar e dei prodotti turchi, che per la Dalmazia, per Ragusi e per l’Albania sen vengono al mare, e sono indispensabili, come si è già detto, all’Italia, mentre questa manda al-l’Ottomano molti oggetti di lusso, ch’ei non fabbrica e che desidera. Ma la Bosnia, o Sire, di cui ho indicate le strade, ma il Montenero e il paese che l’Italia unisce alla Dalmazia, non potranno un giorno formare
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1925
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pag.) . . L. 50,00 G. Stuparich - La nazione cèca - (un volume di 200 pag.) . L. 10,00 Ferrerò di Cambiano - L’opera dei soldati italiani in Albania (con una carta dell'Albania).........L. 3,00 Studi sulla Romania - di autori diversi (un volume di 300 pag.) L. 12,00 Studi Bizantini - di autori diversi (un volume di 350 pag.) . L. 30,00 Per le altre serie richiedere il catalogo Prezzo del presente Volume
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1892
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del settimo secolo, croati e serbi, piombati in Dalmazia, sterminarono gli avari e si divisero la provincia: i croati ne occuparono la parte occidentale, fino al fiume Cettina; i serbi, l’orientale, dal Cettina all’Albania. Del resto, mancando a quell’epoca geometri, può darsi che questi dati non siano d’una esattezza inoppugnabile, ma soltanto approssimativa. Con l’epoca di Carlomagno, ossia col principio
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1892
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le invasioni dei turchi in Dalmazia. Nel 1453, Maometto II scrive la parola « fine » all’impero romano d’Oriente. Nel 1463, la Bulgaria, la Bosnia, la Serbia, l’Albania, la Dalmazia meridionale sono provincie turche. Nel 1500, Bajazetto II ritorna con le sue orde in Dalmazia. Questa volta i dalmati non possono far calcolo dell’appoggio veneto, chè la Serenissima, impegnata contro la Lega di Cambray
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1930
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LA JUGOSLAVIA E LA PACE EUROPEA 177 ticolo 90 precisava chiaramente gli obblighi di Belgrado verso le minoranze etniche. Ma i panserbisti capiscono fin troppo bene che l’osservanza a tale trattato sarebbe il più terribile colpo di piccone al castello fragile e precario dello stamburato imperialismo jugoslavo. Il male sta appunto in quel comma terzo dell’art. IX che dice : « Le disposizioni del presente articolo non saranno applicate se non a quei territori passati alla Serbia e per essa al regno S. H. S. dopo il i° gennaio 1913 ». Al i° gennaio 1913 la Serbia era ancora un piccolo Stato, che di grande aveva soltanto l’irrequieta ambizione. L’attuazione della « grande Serbia » che nella nomenclatura internazionale si fa chiamare « Jugoslavia » è stata realizzata con le mistificazioni e le insidie del periodo post-bellico. Osservare dunque il trattato di S. Germano significherebbe tradire tutta la tradizione più o meno confessarle dei circoli del panserbismo e del militarismo, che hanno creato il nuovo ordine balcanico e sono decisi a tutto per mantenerlo. Quasi un milione di albanesi soggetti al regno di Alessandro 1° costituiscono una cifra superiore a quella della popolazione libera compresa entro le frontiere deH’Alba-nia. Condurre una campagna di diffamazione contro il paese di Re Zog significa dunque applicare un altro sistema per infirmare l’irredentismo degli albanesi assoggettati, i quali traggono dalle attuali fortune del loro paese originario maggior impeto e maggiore confidenza in una vittoria. Il centrismo radicale di Belgrado li ha gettati perciò nel più medioevale oscurantismo, tagliandoli fuori
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1930
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con direzione verso la Bulgaria e l’Albania, quella in Dalmazia verso la frontiera italiana, il rafforzamento delle linee macedoni, la costruzione in cemento armato e in metallo dei magazzini militari lungo la via di Salonicco, ne sono una chiara prova. Allo scopo poi di favorire una rapidità di mezzi coi paesi della Piccola Intesa, si vanno attivando delle grandi comunicazioni con la Rumenia
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1930
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questa pietosa e magnanima dichiarazione : « Non si è da noi reagito contro l’impresa dannunziana per il desiderio di evitare al popolo italiano, che già agonizza in tante sciagure, una nuova Caporetto ». E questo è ancora poco. Il giornale Hrvat disse fra l’altro in un curioso e tipico articolo che rispecchiava esattamente lo stato d’animo jugoslavo di allora : « Gli ultimi rovesci italiani in Albania
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1930
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che Belgrado cominciò a svolgere un’attiva azione per realizzare quanto più fosse possibile i capisaldi del suo programma imperialista. Fu solo dopo quell’epoca che i serbi cominciarono ad avanzare con singolare improntitudine le più audaci richieste. Che cosa mai potevano valere dopo di fronte al pan-serbismo la Croazia e la Slavonia e la Bosnia e il Montenegro e l’Albania e la Bulgaria e la Macedonia
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1930
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dei Fasci di combattimento preannunziavano la riscossa della nuova Italia, Giolitti faceva sgombrare l’Albania il 3 agosto 1920, e d’Annunzio rispondeva a quell’atto con la costituzione della « Reggenza del Carnaro ». L’ 8 novembre si iniziavano a Rapallo le trattative fra la Delegazione italiana composta da Sforza e Bonomi e quella jugoslava composta da Trumbic, Vesnic e Stoja-novic per la regolazione
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1930
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considerano come loro connazionali tutti gli ortodossi dell’Oriente. Il nazionalismo greco ortodosso che affaccia dei diritti sulla Macedonia, Bulgaria meridionale, Tracia, Albania meridionale, coste del Mar Nero e dell’Asia minore, germogliò dopo la presa di Co-, stantinopoli da parte dei turchi, quando le colonie greche prosperavano a Venezia a Trieste a Zagabria e monopolizzavano il commercio dei Balcani
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d’irrequietezza e di oscillante precarietà in cui versava allora la penisola balcanica, essa comprendeva che non sarebbe stato lontano il giorno delle rivendicazioni. Predisponendosi ad una nuova guerra, cominciò allora a destreggiarsi fra la diplomazia centrale e quella di Pietroburgo. La Rumenia era amletica. La Grecia guardava impensierita il prepotere che andava assumendo la Serbia nei Bàlcani. L’Albania
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ricca di miniere carbonifere. Né bastava. Tutte le isole del Quarnaro e della Dalmazia dovevano essere consegnate agli jugoslavi. A Zara si sarebbe conferito un governo autonomo, e l’Italia doveva riconoscere l’annessione del Montenegro alla Serbia rinunciando anche al mandato in Albania. Pare che la delegazione jugoslava avesse anche affermato il diritto dei serbi-croati-sloveni al confine
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1930
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gordiano della questione è costituito dal problema macedone. Con la Grecia i rapporti sono tepidi, e fra Belgrado e Atene non vi potrà mai essere una amicizia sincera e uno scambio di collaborazione per il solo fatto che i serbi considerano i greci come un ostacolo all’attuazione delle loro mire sul porto di Salonicco. Con l’Albania le relazioni sono in dissidio, e quelle con l’Italia non sono certamente
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1892
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e tutta la costa dell’Albania, presentemente turca. * * * Ed ora, per completare il nostro viaggio in Dalmazia, dobbiamo spingerci nei suoi distretti montani, la parte più caratteristica della provincia. Non si devono trascurare quei distretti. Il litorale dalmato, popolato da razze diverse che nelle lontane evoluzioni storiche si sovrapposero, non rappresenta la fisionomia autentica del paese : la troveremo
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1892
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della repubblica cristiana saccheggiarono brutalmente le Bocche di Cattaro. Dal 1420 fino alla caduta del leone di San Marco, Cattaro e tutto il suo vastissimo territorio, sotto il nome di Albania veneta, faceva parte integrante dei domini della Serenissima. Conviene rendere omaggio alla storia, rivelando che i bocchesi conservano tradizioni entusiastiche del dominio veneto, il quale, accontentandosi
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1892
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a qualunque atto generoso, come a qualunque escandescenza, gli albanesi di Zara conservano, insieme al loro idioma, tutte le caratteristiche etniche dei loro connazionali d’Albania. Oltre all’albanese, parlano benissimo lo slavo e passabilmente l’italiano. In generale, sono dotati di grande intelligenza, di mente svegliatissima, di criterio sano e fine. Mi raccontava il prof. Pietro Jokovic, direttore
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1935
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di armi e soprattutto sbarco di truppe regolari greche o mussulmane. Il 28 ottobre giunse notizia che navi greche avevano sbarcato truppe ed occupato S. Quaranta e nel medesimo giorno la Turchia in seguito al noto bombardamento del Goeben contro i porti russi, entrava di fatto in guerra contro le potenze del-1’ Intesa. Tali avvenimenti fecero ritenere indispensabile l’affermazione italiana in Albania
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1935
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: «Si è intanto provveduto con la maggiore larghezza di mezzi consentiti dalle attuali circostanze per lo sgombero dall’Albania degli ammalati e dei feriti serbi. A questo proposito la nave ospedale Albaro, capace di circa 500 ammalati, ha già compiuto il suo primo viaggio fino a Marsiglia. Altri due piroscafi, il Sarda Lucia e il Marechiaro, sono stati adibiti dal governo italiano al trasporto dalle varie lacalità
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1935
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. Effettuata la traversata, con mare grosso e vento fresco da scirocco, a circa 10 miglia di velocità, il primo scaglione delle truppe d’Albania entrava nella rada di Valona all’alba del 2 dicembre, mentre il Quarto e quattro cacciatorpediniere che lo avevano scortato rimanevano in crociera di vigilanza nelle acque intorno a Saseno, e le torpediniere d’alto mare coadiuvate dai drifters sbarravano l’entrata
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