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216 L’Albania e l'opera di G. De Rada virtù, le quali sono una ¡stessa cosa, e il suo fondamento è negli onesti, le cui specie sono giustizia, bontà, rettitudine, diritto, pietà, benevolenza, fortezza, legge, ecc. Nega che il bello sia l’unità nella varietà (la famosa definizione de’ tempi di Hogart, che ancora ha suo dominio nel mondo scientifico), perchè l’unità nella varietà non causa
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364 L’Albania e l'opera di G. De Rada di tessere la storia degli studi, che si son compiuti in tutti i rami del sapere albanese, incontrerebbe nel suo cammino una scarsa messe fino al 1836, ma da indi in qua un campo vastissimo, sorriso da fiori leggiadri e maturi frutti. E un uomo solo sparse il seme, da cui nacquero germogli così rigogliosi e vivificanti ! il. Se noi ci volgiamo
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254 L’Albania e l'opera di G. De Rada verità acquisita da lungo tempo alla scienza. Ciò posto, che gli Ariani della sponda dell’Asia Minore e della penisola, ora chiamata balcanica, si denominassero Pelasghi o diversamente, non importa molto, come ho detto, àlla storiografia. Come del resto importa un bel nulla alla questione politica, che si agita intorno al nome albanese, se questo popolo
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338 L’Albania e l'opera eli G. De Rada Dall’altra parte la politica ellenizzatrice ha ormai frapposto una barriera formidabile fra Greci ed Albanesi, che vedono nella Grecia la nemica della loro nazionalità e la distruttrice della loro lingua di qua e di là del golfo di Arta. La Grecia, come gli Albanesi che abitano nel suo territorio così snazionalizza quelli d’Epiro, e i patrioti albanesi
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56 L’Albania e l'opera di G. De Rada di quest’uomo. Segua il cammino ed incontrerà prati fioriti ed erbette molli, sorrisi da’ pulviscoli d’oro, dove nulla v’è che non gli ricrei la vista. D’altra parte la personalità di questo albanese è da riguardare da più lati: solo quando i diversi aspetti sien messi in luce, il poeta, lo scrittore, il pensatore, il filologo e il patriota
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70 L'Albania e l'opera dì G. De Rada mogyi, il venerando capo de’ radicali ungheresi, scriveva : “ Ella realizza le parole d’Orazio ut pictura poesis e l’altro motto non satis est pulchra esse poemata : dulcia sunto et quo- cumque volunt animuni auditoris agunto..... Ho trovato nelle sue poesie un cielo terrestre, ed io mi reputo molto felice di aver potuto, vicino al mio tramonto
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94 L'Albania e l'opera di G. De Rada poeti epici, perchè quivi le figure che hanno vita si staccano dall’Insieme. Pertanto l’ordine e l’armonia dell’insieme è da esigere pei singoli quadri. IV. Queste ragioni sono assai discutibili. Il poeta non do-vea attingere la forma delle sue creazioni dalla poesia popolare, perchè, rispetto alla forma, nulla hanno di comune la poesia popolare
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82 l'Albania e l'opera di G. De Rada il. Le tre prime storie di quest’opera, legate tra loro da un tenue filo, costituiscono la tragica trilogia della casa d’Arianìte. Ma anche ìa quarta, che si distacca e resta separata dal fondo della storia di casa Thópia, è una tragedia sebbene languida ed evanescente. È una tendenza del poeta, irrefrenabile, questa predilezione alle narrazioni
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44 L’Albania e l’opera di G. De Rada albanese di Bukarest, Odrie, gl’ indirizzava un canto riboccante di affetti tenerissimi e di ammirazione profonda. “ N6 uno, nè due figli, dice una strofe, sono per te abbastanza : Dio ti ha dato figli a milioni, i prodi Albanesi „ (1). Nel 1896, con idea nuova, promosse il primo Congresso linguistico albanese in Corigliano, ove al suo autorevole appello
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CAP. Vili. Lo “ Specchio ài Umano Transito,, (Vita di Serafina Thòpia) (1). I. Il poema Specchio di Umano Transito (titolo sesquipedale e antipoetico) è la storia di Serafìna Thópia, duchessa di Arta e Chiinàra, poi sposa a Nich Dukagino, principe di Zadrlma, nell’Alta Albania. Il poemetto è preceduto da una breve prefazione, che non è se non la prefazione dello Shanderbeg, a cui segue
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112 L'Albania e l'opera di G-. De Rada il poeta, la figura muliebre moderna più perfetta, una delle donne più umane di quanti hanno creato poeti, più squisitamente cesellata, dove il disegno è vinto dal lavoro e il lavoro dall’aristocrazia del pensiero. È possente Dante, quando, nella Francesca da Rimini, dice : “ La bocca mi baciò tutta tremante — Galeotto fu il libro e chi lo scrisse
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, una delle Quattro Storie, che costituiscono l’opera poetica intitolata l’Albania. Intanto che attendeva agli studi legali, frequentava anche le lezioni del Puoti, da cui si ritrasse ben presto, “ annoiato di andar in cerca di frasi per i Fatti di Enea. „ Continuò da sè gli studi letterarii, leggendo Shakespeare, Schiller, Goéthe, Calderon e i tragici francesi. L’impressione di Shakespeare in lui fu potente: gli parve
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Cap. V — L’ “ Albania „ 88' Campeador. L’uno e l’altro personaggio passavano nella niente de’ contemporanei di Virgilio e dell’ignoto autore del poema spagnuolo come coevi agli avvenimenti che costituiscono lo scheletro di due poemi. Ma posto anche che ciò non sia, non so che gusto c’è ad imitare dai grandi i difetti. Una nota caratteristica, che comincia a delinearsi fin dalle canzoni
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di Omero che Aiace di Salamina, Achille ed Ettore troiano erano consanguinei. La forza d’attrazione verso l’identità dei Pelasghi con gli Albanesi è cosi irresistibile nell’autore che egli insinua questo pensiero anche ne’poemi, e in alcune note dichiarative di essi. Dinanzi a una parola, che abbia o pare che abbia aspetto pelasgo-albanese, il nostro filologo non ha membro che tenga fermo: l’Albania
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294 L'Albania e l'opera di G. De Rada cheperfetto c’è uno ordinario e un altro anteriore, oltre un piuccheperfetto congiuntivo. Sono tutte perifrasi e nient’altro. La matassa, da per sè aggrovigliata, è resa intricatissima dal De Rada e dall’autore della Grammaire Al-banais, addirittura dedalea coi suoi passati definiti, indefiniti, anteriori, coi futuri assoluti, volitivi, coi passati
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262 L’Albania e l'opera di G. De Rada il traco che ha probabilmente lasciato qualche scarso e logoro vestigio nel dialetto de’ Pomachi bulgari, è ormai spenta (1). Non mi è lecito, per i limiti che ho dovuto imporre a questa mia opera, discutere dettagliatamente tutte le opinioni del De Rada, ma devo accennare che la tradizione, che egli costituisce come caposaldo della sua intuizione
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■282 L'Albania e l’opera di G. De Rada emprica che sia, aveano fatto meravigliosi progressi, questa grammatica resta ancora un incunabulo, che non so a che e a chi possa fruttuosamente servire. Cattiva distribuzione e disposizioni della materia, mancanza quasi assoluta di nozioni fonetiche, insufficienza di paradigmi, incapacità alle classificazioni, ridondanze fastidiose, ragionamenti
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274 L'Albania e l'opera di G. De Rada IV. A questi scritti farraginosi e direi refrattarii ad ogni lettura, non fu data alcuna importanza. Di essi si occuparono solamente il Bucholtz e il Nicolucci. Il primo in una recensione dello scritto Pelasghi ed Albanesi (1) non appare molto esperto in simili studi; tuttavia non manca di fare qualche osservazione sensata, e conclude col mostrarsi
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come d’una nazione. La sola unità possibile è quella che il poeta ha enun-ziata: tutte le parti si legano tra loro, sebbene in diversi punti e in diversi gruppi, e appaiono e si succedono come stereotipati in un’ immensa tela, che si svolge senza fatica e sempre attorno al medesimo centro, l’Albania (1). Il Carnet, ignoto al mondo letterario, giudica in una questione così grave ad occhio e croce
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158 L'Albania e l'opera dì G. De Rada apparissero in sogno le cose, che i di avvenire chiudeano nel loro seno (1) „ vanno riferite a lui stesso. Il poeta ha affermato più di una volta che i suoi sogni si sono sempre avverati e che egli presenti e antivide le sue sventure senza che mai questa (mi si permetta il vocabolo) oneiro-gnostica sbalorditiva fallisse. È un fenomeno psicologico
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