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238 L'Albania e l'opera di G. De Rada che aiutato dallo Stato, sostituisca l'idealismo, e la piaga sarà sanata. Da qui la falsa direzione a cui è volto l’insegnamento, e che l’autore lamenta. L’insegnamento è divenuto affatto utilitarista e alla celebre sentenza di Seneca non scholae sed vilae discimus è stata data, nei tempi presenti, la più volgare interpretazione e la più falsa
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delle parole Marchiano. L'Albania e l'opera di G. De Rada 12
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348 L'Albania e l'opera di G. De Rada nediceva, recitando il salmo, benedic, anima mea, dominum. Da qui l’interesse di' D. Mauro, P. S. Mancini e degli altri liberali di trarlo nell’ordine delle loro idee e innamorarlo alla propaganda liberale. Il mutamento ebbe, a parer mio, cause diverse ; il ricordo della sua arrischiata impresa, fallita per l’indolenza e l’insipienza di coloro
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270 L’Albania e l'opera di G. De Bada pregna di molecole acquee, su cui si rifrangono i raggi del sole. Il nome latino concorre a questa spiegazione. Inno in origine era lavino, moglie di Giove (Jovis), con cui ha identica la radice (Iovis = Diovis e Diovis = Atr luce), cioè regina della luce, il simbolo di ogni nascimento, come appare evidentemente nell’attributo Inno Lucina accanto
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92 L’Albania e l'opera di G. De Rada senza nervi e muscoli. Egli non ebbe la visione chiara delle vicende del popolo che canta, nè le indagò, nè trasse da esse un piedistallo solido, su cui fermare l’effigie della patria. Il poeta si preoccupò de’ fenomeni della vita, ma dimenticò che solo 1’ epica, la quale è narrazione e pittura di chiare gesta, zampilla dall’anima del popolo e ha potere
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*272 L'Albania e l’opera eli G. De Rada vanti come le gru, e quella di M. Müller abitatori di pianure, non sono soddisfacenti. L’ etimologia è stata accolta anche dal Meyer(l). niv. — Dall’ alb. bàix, fare. — L’attributo non conviene al dio de’ pascoli e delle selve nè al dio, che si riteneva, secondo un’interpretazione posteriore erronea, simbolo dell’ universo. Anche Omero dà
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152 L'Albania e l'opera, di (}. De Rada zione a’ contrasti e alle catastrofi lugubri e cruente, per esempio la storia del principe di Mirditti, quella di Astlre e Gonèta, d’Imotòe, di Froslna, del Giacoviòta e Gavrìla e sopra ogni altra Radavàne e quella di Bósdare. Ciò senza dubbio è effetto dell’idea, che il poeta ha della vita u-inana, vita di contrasti fieri, di dolori opprimenti
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200 L'Albania e l'opera dì G. De Bada novità, si faceano ad udirle, ammirate, alla finestra. Di qui gli nacque l’idea di rinnovar la lingua e risvegliare gli animi al risorgimento della patria. L’ entusiasmo del poeta per questi canti è caldissimo e le speranze che lo riconducono al risorgimento della patria, ultima finalità della sua vita, vive e fidenti. “ Per noi Albanesi
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Cap. XIX — Fiàmuri Arbiirìt XIII. Quanto al Collegio albanese d’Italia, da cui sprigionossi nella persona del De Rada la scintilla, che accese i cuori e la questione albanese, esso dovrebbe rammodernarsi per compiere la sua nobile missione di faro delle colonie italo-albanesi e dell’Albania. Una legge dovrebbe, pur rispettando la volontà del fondatore, sopprimere gli ordinamenti antichi
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96 L’Albania e l'opera di G. De Rada nazione anche nei poemi indiani, che sono i più. refrattari! all’ unità organica, e v’ è anche nella Changon de Roland e negli altri poemi epici. E non citiamo esempi di epopee individuali. Dante prima concepì il disegno del-1’opera sua e di poi le figure che in essa si movono: anzi 11 disegno della Commedia era stato in gran parte tracciato dai dettami
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degli studi, che tendono a porre l’Albania e la sua lingua in discussione, in modo da rilevarsi chiaramente che uno spiro divino, come enfaticamente si esprime l’autore, trascorra le cime dell’albero nazionale, respinge l’affermazione di Gustavo Meyer, che identifica gli Albanesi cogli Illirii, e sostiene che gli Albanesi, secondo ci riferisce la tradizione, sono di schiatta frigia e quindi pelasga, venuti
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228 L'Albania e V opera di G. De Rada Roma divenne signora del mondo quando stava contenta al vivere frugi e Dentato rifiutava l’oro de’ Sanniti, ma ■cadde quando i Gracchi disviarono il pensiero da un obbiettivo, ingenuo e superbo, eccitando il popolo alla discussione della ripartizione degli utili. Allo svolgimento degli onesti e degli utili è necessaria la società, forma di consorzio
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verso il clero. Il Parlamento non intendeva ai bisogni delia nazione ma ai partiti politici che procurava d’ingrassare; avea dimenticato affatto il (1) Lettera di Girolamo De Rada, Cosenza, 1885. Marchianò. L’Albania e l’opera di G. De Rada 15
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66 L’Albania e l'opera di £?. De Rada vaghezza e le relazioni tra quei fatti e il nostro interiore. Il giovine sogna che la vergine gli compaia fuori l’uscio di casa, al chiarore della luna, e gli offra due nocciuole; ella alle parole del giovine, timida e pudica, pare che non dia ascolto, ma che vada fissando or questa or quella stella, e all’invito del giovine di baciarlo, allontana
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per tutti i suoi meandri e le sue volute, sarebbe lavoro assai doppio e forse non dalle mie braccia. D’altra parte la sua azione politica su’ destini dell’Albania è stata così poderosa, e così decisiva e feconda la sua operosità nel campo del patrio linguaggio, che io, per poter presentare l’uomo nella sua compiutezza, dovrei svolgere la vasta materia della scienza glottologica albanese, che germogliò in Europa dietro
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276 L’Albania e l'opera di G. De Rada partengono alla stessa famiglia, ma non già quella che dee intercedere fra elementi (e sia pur di età assai fra di loro diverse) proprii a due dialetti di una favella medesima. I fenomeni caratteristici dell’ albanese debbono poi sottilmente confrontarsi con quelli che in due moderne lingue circonvicine attestano alla lor volta una riazione della favella
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L'Albania e l'opera di G. De Rada ni. Il quale è un canzoniere d’amore, ove l’azione narrativa si spiega in un periodo di diciannove anni, dal 1405 al 1423, immaginariamente a Scùtari, storicamente a Macchia, patria del poeta. La storia è vera ed è una storia psicologica paesana, che si svolge tra due giovani, di costumi ingenui, semplici e di rette e oneste intenzioni
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20 1j Albania e l'opera di G. De liada ramente per il villaggio. Nel 1822, quando già contava ott’anni, fu mandato ad educare nel collegio italo-greco di S. Adriano, presso S. Demetrio Corone e discosto dal paese natio cinque miglia. Il quale era un istituto religioso presieduto da un vescovo, e, conformemente alle tavole di fondazione, aveva per iscopo di istruire nelle lettere
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350 L'Albania e V opera di G. De Rada mento rifiutava la formola di giuramento proposta dal re, non il giuramento. Ferdinando pretendeva che i Deputati giurassero di professare e far professare la religione cattolica, che serbassero fedeltà al re delle Due Sicilie e l’osservanza alla costituzione concessa il 10 febbraio. Ora la prima clausola implicava un’offesa alla libertà di coscienza
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182 L’Albania e l’opera eli G. De Bada sola, prima per effetto di una contrazione e poi di un’espulsione: chSslieen o cheshen, bisillabo, e poi, con la soppressione fonica, non grafica, della muta sorda è, monosillabo; nei quali mutamenti il poeta ha una grande libertà. La contrazione, o meglio fognazione, è, come ho detto, caratteristica. Mentre in simili processi linguistici risulta
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