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, che non hanno dimenticata la propria origine e hanno contribuito non poco a illustrare la nazione albanese. Allorché Alfonso V d’Aragona volle consolidare il conquistato reame di Napoli e domare i calabresi, ben conoscendo il valore degli Shkipetari, per la fama che già di sé aveva levato in Europa il Ca-striota, ottenne che dall’Albania venissero a militare al suo soldo molti albanesi, comandati da un tal Demetrio Reres
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- 251 - l’albanese musulmano Giulecca (Ghion Lek) coi suoi shkipetari sbaragliò facilmente la malcapitata coorte. Molti di coloro che la componevano, fra i quali Conturbia, vennero uccisi. Tutti gli altri furono fatti prigionieri, e dovettero la propria salvezza all’intervento dei consoli esteri, che ne ottennero la liberazione. Contro gl’insorti dell’Alta Albania la Porta mandò un esercito di 30
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rimane quasi senza valore nei luoghi di produzione ed è venduto a vii prezzo nei piccoli bazar del paese. Ognuno comprende, ad esempio, quanto maggiore importanza potrebbe assumere in Albania il commercio del legname da costruzione, se le vie di comunicazione e i mezzi di trasporto non facessero difetto. II commercio marittimo è quasi esclusivamente
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e la rivolta fu sedata. A un tentativo d’insurrezione nella bassa Albania mancò in quello stesso anno, come nel 1835 e nel 1847, il promesso appoggio dei greci. Alla fine del gennaio di quell’anno Spiridione Karaiskaki, alla testa di alcuni ferventi partigiani de\Y alleanza greco-albanese e di un impero ellenico, proclamava dal quartier generale di Radabizi nella provincia di Arta l’indipendenza e la libertà
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di Lek Ducadgin, del quale avrò occasione di parlare in questo stesso capitolo e nel seguente. Dei mirditi non si trova menzione documentata prima del secolo xvi. Il loro nome significa in lingua albanese: « i bravi, i valorosi. » I Bulgari. — Fin dal vii secolo anche la media e la bassa Albania, che costituivano tuttora due provincie bizantine, le cui metropoli erano Nicopoli
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e buoni amici Scanderbeg, Lek Ducadgin e gli altri principi albanesi; che riterrebbe Dagno e pagherebbe 1400 ducati all’anno; che i Veneziani avrebbero facoltà di prendere in affitto in Albania case e terreni, e Scanderbeg avrebbe diritto di ritirare da Durazzo dugento some di sale e altre mercanzie senza dazio. Prometteva inoltre il Castriota di unirsi all’esercito di Giovanni Hunyady.
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— 116 — la Bosnia, la Macedonia, la Tessaglia, tutta l’Albania coll’Epiro e una parte della Grecia, e si incoronò nel 1346 zar, ossia imperatore, dei Serbi, dei Greci e degli Albanesi. Sul punto di annientare l’impero bizantino, soggetto fin dal 1261 alla dinastia greca dei Paleologi, egli mori nel 1356. Se avesse potuto compiere le sue imprese e ringiovanire, trasformandolo, l’impero bizantino
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), occupò una parte dell’Albania e si spinse fino all’Adriatico. Egli vinse e fece prigioniero nel 1230 Teodoro Angelo Com-neno, despota di Epiro e imperatore di Tessalonica, durante la cui prigionia la despotia di Epiro fu governata dal suo fratello minore Manuele Angelo (1230-1237). Asan II diede in moglie a costui una propria figlia e sposò nel 1240 una figliuola di Teodoro Angelo, Irene. Nel 1237
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sopra altre somiglianze e affinità col greco, specialmente eolico, col celtico, col latino, coll'armeno e persino coll’etrusco ! Per il latino tuttavia giova osservare, che qualche dotto linguista ha potuto riscontrare nella lingna albanese tracce evidenti dell’influsso che aveva cominciato ad esercitare sull’illirico idioma il latino ai tempi della dominazione romana. L’Albania del Caucaso. — Di tutte le opinioni
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riuscirono anzi ad estendere in seguito i loro commerci anche nell’interno dell’Albania e a mantenervisi più a lungo degli Amalfitani, la cui potenza commerciale ebbe fine proprio nel secolo xi. Nel bazar di Uscub si addita oggi un vecchio Han (specie di Caravanserraglio, ossia di albergo e magazzino ad un tempo per mercanti e mercanzie), che nel medio evo ed anche più tardi
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. I profughi di Targa è il titolo di una poesia di Berchet. zAlì e il Sultano Mahmud II. — Ma intanto il Sultano Mahmud II, salito al trono fin dal 1808, andava da lungo tempo meditando il disegno di ridurre l’Albania ed i suoi capi all’obbedienza assoluta. Le vicende della rivoluzione francese, le imprese napoleoniche, le mire ambiziose e i progressi della Russia, le agitazioni serbe e moldo-valache
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- 152 — viata in Macedonia per porre un termine alle scorrerie albanesi. Se non che Balaban-Vader-pascià, un rinnegato albanese che era tra i migliori generali di Maometto II, non si contentò di questa ingloriosa difensiva e volle invadere l’Albania. Sconfitto due volte con enormi perdite ritentò la prova una terza volta al principio del 1464, dirigendosi con 24,000 soldati verso la fortezza
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era di già padrone di Metzovo, si può ben dire che erano ormai in suo potere i valichi che conducono da Costantinopoli e dalla Macedonia in Albania. Poco dopo riusciva ad occupare Hormovo e la distruggeva con orrende stragi, dappoiché la madre, morendo nel 1787, gli aveva legata quest’atroce vendetta. Di là passò ad occupare in parte i possedimenti di Ibrahim di Berat, il quale si vide inoltre obbligato a far lega
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dell’ Oropo (Luros). Ramo dei Molossi erano gli Hellopi colla città di Bella o Dodona (Hellopia). Per questa parte dell'Epiro meridionale trovasi anche usato il nome di Selleide da quei Selli che nell’ Iliade di Omero sono posti a custodia dell’oracolo dodoneo. Alla Macedonia ed alla Mesia appartenevano le contrade che noi abbiamo escluse dall’Albania geografica e incluse nell’ etnografica. Scopia
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. Le insurrezioni albanesi contro il dominio ottomano dovevano di tratto in tratto rinnovarsi e alternarsi con atti eroici di devozione e di fiducia, a seconda delle circostanze, così nell’alta come nella bassa Albania. Doveva (ciò che più importa) il secolo xix, sacro ai trionfi del principio di nazionalità, veder sorgere accanto alle altre questioni nazionali, la greca cioè, la serba, la bulgara
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sarebbe potuto ottenersi solamente sull’autorità di una letteratura nazionale dell’ Albania transadriatica ; ma ivi una vera letteratura nazionale non esiste; non esistono scuole e manca in generale agli Albanesi perfino l’abitudine di scrivere, per gli usi ordinari, la propria lingua. In questa materia dall’alfabeto il De Rada non solo discorda con gli altri ma anche con sè stesso. Se si percorrono le sue opere
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298 L'Albania e l'opera di G. De Rada natezza e indeterminatezza delle declinazioni, che ha qualche analogia con la lingua siriaca(?). Gli stranieri che si sono occupati di essa l’anno spesso svisata. L’autore polemizza frequentemente con i più chiari albanologi o nella Grammatica o nel Fiàmuri, con Hahn, Camarda, Miklosich, Schuchardt, Dozon, Meyer, e corregge i loro errori
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90 L’Albania, e l'opera di G. De Rada <luta dal marito al pascià di Bagdònia; nel 6.° si racconta di Astire, che, entrato nel padiglione del figlio del Sultano per ucciderlo, vien fatto prigioniero; e nel 7.° la morte dell’eroe e della sua amante Gonèta. Il libro IV s’apre con un canto, ove sono celebrati gli sponsali di Serafìna Thópia, principessa di Arta, con Nik Dukagino, principe
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188 IJAlbania e l’opera di G. De Rada v. Riepilogando, i metri del De Rada discendono diretta-mente dalle Rapsodie e per effetto di caratteri peculiari della lingua, i versi che sono di varia misura, ammettono un gran numero di varietà. Non v’è rima nei suoi poemi, fuorché incidentalmente, nè vi sono strofe o veri sistemi, ma disposizione successiva di versi della medesima natura, salvo nelle cosiddette canzoni o versi, ove due versi s’appaiono con dissonanze vocaliche in brevi periodi ritmici, che potrebbero chiamarsi distici, ciò che suole accadere anche nei dodecasillabi. Nel Variboba e nei poeti moderni s’incontrano molte forme metriche italiane ed altre peculiarità ragguardevoli. In conclusione neppure il metro come la lingua, è definitivamente fissato, ciò che non cl deve maravigliare se pensiamo che tutte le lingue balcaniche si trovano in una condizione non superiore all’albanese e in via di disciplinarsi. Ma nè gli ottonari nè gli altri versi usati dal poeta rendono la gravità e larghezza della poesia narrativa, e restano molto addietro non solo all’esametro latino e greco, ma anche all’ottava, alla terza rima e allo sciolto italiano. L’ottonario adattato all’epica è stato conseguenza di un pregiudizio, quello cioè che le Rapsodie fossero i frammenti d’un vasto poema epico albanese, pregiudizio che generò una catena di errori. Ma i poeti albanesi contemporanei nulla lian saputo far di meglio. Quelli che han tentato di mettersi per via diversa, hanno moltiplicato le forme metriche, ma non han dato al metro nò agilità, nè gravità, nè ricchezza.
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194 LìAlbania e l'opera di G. De Rada “ Separiamoci come figure, che erano unite nel sogno della notte E Annone esprime l’immutabilità delle sue convinzioni come una immagine nuovissima ed energica : “ Di me sempre fu uno ed a sè simile il dire, pari in ciò all’uccello, il quale il canto donatogli dai numi in altro non cambia mai Sofonisba a Vedanta, moglie di Massiva, che tacitamente
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