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così da parte dell’ Europa, come dell' Impero Ottomano e dei riformatori della Macedonia, il più vivo interessamento. Oltre che contro gli albanesi, tale sistema di ellenizza-zione acuta per mezzo delle armi veniva diretto contro i loro vicini valacchi che costituiscono un’isola di forse duecentomila abitanti, tutti ortodossi ma nient'affatto greci, su’ confini meridionali dell’Albania. Quest’episodio chiarisce
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, semplicemente perchè collo studio di unificaie i vani dialetti in una sola lingua nazionale attraversava le mire di chi desidera dovunque afferrare nell’ anarchia e nel frazionamento nazionale una ragione d’imperio. Bene a ragione vi si sostituirà subito una scuola popolare dove la nazione albanese saprà prima o poi esprimer un proprio ideale educativo. Son convinto quindi che alla scuola straniera in Albania
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— 96 — di'coloro che corrispondevan per ragioni sospette coll'estero, gl’insofferenti ed i nazionalisti delle varie razze non avevan altro mezzo di garantire la sicurezza della propria corrispondenza politica e privata, se non servendosi dell’ufficio straniero, austriaco od italiano in Albania. Ma per affrancare le lettere si abituavano a veder la piccola testa coronata e il Regno
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e navigazione presieduta dal Comm. Rusconi a Milano, se vorrà anteporre 1’ essere al parere, la pene-trazione solida, basata sempre sull’onestà, sulla competenza tecnica e sul vantaggio bilaterale, all’ avventatezza incompetente e sleale, ligia ad oscure mene politiche, che ha distinto in passato altr$ imprese consimili viziandole fin dall’origine. " L’Albania, scriveva or è poco un conoscitore profondo
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, a Giannina, a Elbassan, a Monastir, a Salonnicco e, come un’affermazione di principio, a Costantinopoli stessa. Per preparare dei lettori a questo giornalismo che sorgeva, i bej della Bassa Albania e del centro (dove nell’assenza di istituzioni straniere più sentita era la mancanza di ogni insegnamento dell’albanese) si sottopongono ad una vera tassa per la cultura, istituendo in molti luoghi e mantenendo
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— 78 — mitato. Costoro le imprimevano finalmente un’unità di direzione ed una consapevolezza di fini quale era venuta a mancare a tutte le agitazioni precedenti e che si manifestò nel memoriale di lunik nettamente caratterizzato dai postulati di un’amministrazione unica per tutta l'Albania sotto un ispettore generale unico, con lingua ufficiale, scuola, esercito e bilancio proprio. Non valse
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— 29 - meno conosciuta di tutta l’Albania : chiusa fra due notevoli catene di monti, abitata dai fieri Dibrani in fama presso i serbi di ladroni emeriti e di briganti, fanaticamente musulmana, rare volte è stata traversata da viaggiatori europei. Ci soccorre però un rapporto consolare italiano del 1902 (1), accertando il carattere prettamente albanese di essa. Nel distretto di Dibra alta, oggi
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, (1) G. Burileanu I Romeni d’Albania, trad. Baldacci, Bologna, 1912 (P- 59),
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come in Albania. S’aggiunsero, a farlo persistere ed accentuare ancor maggiormente la linea di condotta intrapresa, gli oscuri fatti della primavera 1909: Abdul Hamid allora tentò forse di riprendere il potere personale giovandosi di alcuni di questi elementi malcontenti. In modo particolare varii albanesi rimasero a torto o a ragione compromessi in quel movimento e pagarono colla vita, quando non riuscirono
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concepire fin d’allora qualche italiano per il nostro paese. La crisi del ’78 ci trovò però impreparati, incapaci a riconoscere tutto il valore di quell’Albania che Bismarck, come oggi sappiamo offriva a Crispi l’anno avanti in compenso per l’occupazione della Bosnia da parte deH’Austria. Crispi senz’altro rifiutava l’offerta, preoccupato di strappare qualche miglioramento anche piccolo
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— 148 - tare, coll’aggiunta tutt’al più di qualche istituto medio con carattere tecnico-professionale e normale ; ecco risorgere la necessità di una scuola complementare e superiore straniera. Qui è il posto dell’Italia, se vorrà abbandonare sempre più decisamente ogni finalità egoistica, appagandosi d'essere all’Albania l’iniziatrice generosa nel più vasto mondo umano colla speranza
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le proprie energie e preparare un avvenire migliore a sè stesso ed a’ suoi irredenti. Questo libretto nato dalla vita aspira ad essere, in mezzo a molte pubblicazioni partigiane o male informate, uno scritto di fede e di buona fede insieme. Così un’ora romantica, l'ora in cui molti giovani riaffermarono attraverso il movimento per l’Albania la suprema libertà creatrice dello spirito
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ed al Borbone del nostro contadino lombardo e calabrese ? ma era l’Austria di Belfiore ; era il Borbone di Palermo ! E donde il classico mercenario, se non dalle povere montagne del Carso e dell’ Europa centrale, lo Svizzero od il Croato? Pur la Svizzera è oggi civile e gli jugoslavi si avviano a diventare sempre più tali. Così durante il regno di Abdul Hamid l’Albania, non troppo malmenata
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: un Giorgio Averoff donatore dello Stadio ad Atene è di Metzovo presso Giannina; ed oriundi di Moscopoli i Sinas donatori dell’Osservatorio e dell 'Accademia ; d’oltre il confine uomini politici come il Colettis e poeti come lo Zalacostas; ed altri ed altri. Restava una mèta sentimentale e vaga all'espansione greca nell’Albania meridionale ed il governo ellenico cominciava a dedicare parecchi
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Austria e Italia ad un'indipendenza completa con dei confini naturali, fatalmente venivano indotte la Russia, la Francia e (benché assai meno) l’Inghilterra a sostenere una minima Albania, incapace di vivere e vassalla del Sultano. Nella questione dei confini che provocò due o tre volte un rischio immediato di guerra fu lungo e difficile addivenire ad un compromesso. Per fortuna
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, la quale per la prima volta riallacciava dopo cinque secoli i due capoluoghi patriottici dell’Alta e della Bassa Albania (Prisrend ed Argirocastro) in Elbassan centro geografico designato come futura capitale e coordinava per brevi mesi le mosse politiche e militari di un vasto scacchiere, non è mai morto intieramente negli spiriti. Alla lega di cui Abdyl bej Frashèri era l’anima dava suo fratello Sami Frashèri bej
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incancellabile di una razza. L’Albania, dall’epoca storica in poi, ha seguito quasi senza interruzione i destini politici delle potenze straniere che le si affacciavano dirimpetto sullAdriatico o le si insediavano alle spalle nella penisola balcanica ; e anche le poche volte che qualche principe indigeno (dall’epoca romana alla turca) ha costituito un qualche staterello nazionale, quasi fatalmente gare
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- 38 - persistenza dell’elemento albanese di razza e di lingua, ma latino di liturgia, sotto il dominio serbo che vi sentiva un grave pericolo. Tutte le volte che qualche dinastia, anche slava come i Balscia signori della Zeta, volle legare saldamente le proprie sorti a quelle dell’Albania fu portata a cozzare contro la Serbia. Furono infatti pioprio essi che strappavano nel 1373 all’eroe Marco
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di qua dallo spartiacque una sola isola linguistica importante, un solo focolare isolato di cultura slava. Tributaria di due metropoli cristiane che le imposero due diverse liturgie egualmente straniere, giammai l’Albania non dimenticò la lingua del focolare per quella del culto e della vita pubblica; anche quando i matrimonii misti dell’epoca successiva alla conquista ottomana spezzarono per sempre l’unità religiosa
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ed il suo affluente Drynos, che costituirebbero degli ottimi corridoi per un riallacciamento interno, nel caso che si intenda partir contemporaneamente da due capilinea, anziché da un solo. L’avanzata nel bacino del Vardar e il collegamento con Monastir o con Uskiib, e magari con ambedue questi centri, verrebbe riservato ad un’ultima fase ; quando le naturali correnti d’interessi avranno riconquistato l’Albania
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