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1937
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austriaca ha tentato di consegnarsi al nascente Stato jugoslavo per sottrarsi alla nostra cattura. 5 Novembre. Mi telefonano dal fronte che si calcola di aver fatto quat-trocentomila prigionieri. Devo nutrirli. Devo nutrire, oltre tutta la Venezia, l’Istria, la Dalmazia, la Jugoslavia, l’Albania. Secondo un rapido calcolo devo provvedere a una nuova popolazione affamata di sette milioni
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1937
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. Lavoro normale. Scambio frequente di telegrammi col prefetto di Novara per le questioni sorte nel Biellese. Le nostre truppe si battono valorosamente in Albania. 11 Luglio. Il consorzio per le verdure è definitivamente costituito. È sorta una intensa speculazione sul caffè. Requisisco
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1937
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che io m’interessi subito di molti affari che si prospettano per l’Italia nei Balcani e nell’Asia Minore. Ritiene che avremo certamente il protettorato sull’Albania, la possibilità di acquistare miniere di carbone sul Mar Nero. Per tutte queste ragioni deve essere subito studiato un piano di penetrazione economica. Concordo; ma replico che ho troppe cose da fare: potrò dare soltanto le direttive. Mi occorre
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1937
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che l’accesso al porto di Fiume non sia controllato da un’isola italiana che possa sbarrarlo. Circa la Dalmazia, l’Italia vi rinuncia, tenendosi soltanto Zara e Sebenico, con le rispettive circoscrizioni amministrative: tutta la Dalmazia sarà neutralizzata. Tutte le isole del trattato di Londra sono assegnate all’Italia, meno Pago, e meno Veglia che è data a Fiume. L’Italia avrà il mandato sull’Albania
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1933
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dei suoi condottieri intellettuali. Così il braccio, il cuore e la mente della cultura europea, in Croazia concentrata nel prof. Sufflay, doveva scomparire. Egli doveva morire poiché i tratti scientifici della penna di quest’uomo demolivano anche ogni assurda pre tesa politica e territoriale della Serbia sull’Albania. Così, dopo Stefano Radich, la Croazia ebbe il suo più grande martire. Lo spirito pacifista croato
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— 64 — te molte, non sarebbero rimaste reliquie del nome cristiano tra i Dukagini. Al primo annunzio della rivolta il governo aveva dato Fallarmi alle tribù mussulmane della media Albania. Gli abili alle armi di Lumia, Libra, Matia, Kruia, Luria e via via si misero in cammino. Gli Hogià di queste regioni si imposero il dovere di dare i segnali di guerra santa. Il fanatismo maomettano si svegliò
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1940
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— 26 — mocrazia ! Abasso Zogollovici» e Zogoilovici riposava «né gure té bardhe» e stava a Homesh e nessuno lo assaltava. Dall’Hótel «Bristol», nella capitale della Jugoslavia collo stato maggiore di vari ufficiali devoti introduceva in tutta l’Albania, senza vergogna alcuna le trame di una propaganda intensa. Il nostro governo, detto da noi «il governo dei guanti» non effettuò quella forza
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1940
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dell’Albania alla radio di Bari da Marco Kodeli ex prefetto di Durazzo: «Fratelli albanesi: Vi parla il Prefetto di Durazzo. Gli avvenimenti odierni non sono altro che un passo della politica ingannatrice e non sincera di Zog verso l’Italia. Sin dall’anno 1928, in cui si proclamò Re soltanto per la volontà dell’Italia fascista, la patria sperava giorni migliori dal momento che non gli mancava l’aiuto
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1940
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48 - tra che dimoravano nella Jugoslavia ed erano stati veduti nei monti del confine tra Montenegro ed Albania. Nei pressi di Scutari certa Katrin-Tomia di Planni fu perquisita, le fu trovato un fagotto entro al quale delle insegne di gradi militari pei Ko-ciak. Questa aveva un suo figlio rivoluzionario. Dichiarò di averle avute dalla madre della sposa di Nok-Geloshi, dalmatina a Scutari
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1933
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i suoi studi sull’Albania godeva giustamente la fama di miglior conoscitore delle cose Albanesi. Tra i suoi studi e pubblicazioni sono di pregevole importanza : « Die Kirchenzutande Vor-turinschen Albanien » e « Srbi i Arbanasi » che rimangono per gli studiosi mondiali un vero monumento di sapienza. L’Università di Vienna lo incaricò di portare a termine il codice Albanese incominciato da Voi Jirecek
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1940
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non fu soltanto il risultato di un’intesa fra il Gieloshi e Carni, ma di un ben più vasto complotto che aveva un importante sfondo politico, poiché alla soppressione del Sovrano sarebbe dovuto seguire un rivolgimento di regime in Albania». I contatti a-vuti il giorno dell’attentato dal Gieloshi e dal Carni con numerosi altri emigrati albanesi, il fatto che nel corso dell’istruttoria — come ci risulta
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1940
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— IO — Conquistata l’Albania dai turchi, il governo creò o forse riconobbe tal modo di reggimento patriarcale, anzi in quei luoghi, che per vicende politiche fosse stato confuso o distrutto, lo distinse, lo ricostituì. Il segno costitutivo di tale officio era la consegna di una bandiera e di un decreto all’alfiere e la consegna di una medaglia e di un decreto ai singoli capi. La bandiera chiamasi
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1940
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— 57 — parte di Mazzareku e minacciare verso Drishti la ritirata dei rivoluzionari della caserma. Il governo telegrafò ovunque per soccorsi e dalla bassa Albania, da Durazzo, da Tirana sull’imbrunire della sera arrivarono delle truppe regolari sul luogo della tenzone. Anche ai turchi di Scutari e della Postripa si distribuirono armi. Temendo i rivoluzionari che Gegh-Ma-rashi tagliasse
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1940
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di Dushmani per eccitare il popolo alla riscossa contro Ahmeti, il volto del parroco si illividì di sdegno e pronunziò delle parole, che danno sicurezza sulla sua innocenza in questo losco affare. VI Incarceramenti, processi, impiccagioni di cristiani. L’Italia e l’Albania. Il capitano Fycyri-Dinjia dopo aver prostrato la tribù di Shoshi fece legare ad una corda 72 di Shoshi e 16 di Toplana
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1940
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12 — ne dei Dukàgini furono originate prossimamente dai noti litigi nel parlamento di Tirana al tempo dell’opposizione. Nel 1923 si formò nel corpo parlamentare un partito a capo del quale stava il dottor Luigi Gu-rakuqi, Mr. Fanoli Greco scismatico ed altri cattolici e turchi specie di Scutari. Si nominò dell’opposizione. Volevasi da costoro la capitale dell’Albania a Scutari, esenzione parziale
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1940
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del Nord dell’Albania duramente colpita dalla carestia hanno prodotto viva riconoscenza e profonda impressione nel cuore dei montanari albanesi. Diecine di migliaia di persone sono state finora soccorse dalla speciale missione della Croce Rossa Italiana. Sono state distribuite 18 mila coperte, 1225 cappotti, 5000 paia di scarpe, 50 mila metri di tela, 2000 indumenti vari, oltre 93 mila gallette e 145
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1940
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52 fino al termine della campagna. Si divulgò un ordine che tutti i maschi capaci a portare armi, con fucile o senza, prendessero all’istante la via della città. Laggiù prenderebbero uno schioppo e 3 napoleoni e mezzo mensili di paga fino al termine dell’azione guerresca. Le donne poi si tenessero pronte h trasportare il bottino che si farebbe laggiù. Si pubblicava ancora, che tutta l’Albania
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1940
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— 11 — Riconosciuta l’Albania come indipendente dopo la guerra mondiale, veniva da sè che codesto ciarpame di antica costituzione politica venisse tolto. Altrove essendo il popolo più a contatto colla civiltà, dopo sforzi non insignificanti, scomparve. Lo sanno i Toptani di Tirana ed altri ed altri. Ma qui tra gente, presso la quale il barlume di vero ordine politico non ancora era penetrato
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1940
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fatta sventolare dai suoi fidi. La prefettura era presa. Il partito di Ahmet-Zogu sembrava ferito a morte, nella città principale dell’Albania, non però fuori di essa e specie a Tirana. La morte di Ferit-Frashèri avvenne il l-VI-1924. Si pensò di cacciare Ahmet-Zogu anche da Tirana. Onde avere rinforzi si mandaron messi alle solite montagne dei Dukagini, dette le caserme dell’opposizione. Da monte a monte,
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1913
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co’ Turchi stessi, e fin nella guerra la osservano. Nel 1815 Milosio prima d’insorgere alle armi, avvertì del pericolo imminente un Turco amico suo; e accompagnatolo in salvo, incominciò la sommossa. S’ha per amico in questo buon popolo il servitore stesso; e lo chiamali fratello (1). E più famiglie, così come in Albania, vivono in una medesima casa concordi (2). La sicura uguaglianza dell’affetto mansueto
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