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italo-russo-montenegrino e contro quello serbo ; tanto più che da Pietroburgo dicevansi in corso delle trattative fra l’Italia e la Russia, intorno ad una linea ferroviaria che, attraversando gii Stati balkanici, sboccasse ad Antivari, e che l’Italia era disposta ad appoggiare questo progetto, sol che la Russia si fosse obbligata a sostenere eventualmente 1 influenza italiana nei Bal-kani e specialmente in Albania
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— 115 — il quale, dopo vari colloqui col Vali di Uskyp e cou Ishan Bey, inviato speciale del Sultano, partiva insieme a quest’ultimo alla volta di Costantinopoli, a capo d’una commissione di notabili, per presentare ad Abdul Hamid un esposto relativo alle condizioni deplorevoli dell’Albania e per manifestargli i bisogni e i desideri del popolo. Tale commissione veniva accolta con grandi onori
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la verità, confondono coll’Albania quella ellenicissima terra , dove c’è Sull , e parlano di Janina come se parlassero di Skutari ! La quintessenza dei volontari errori profusi dall'illustre Kazasis nel suo discorso , deliziosamente contornata da una buona dose dell’ ipocrisia più ortodossa di questo mondo, vide la luce in 1111 opuscolo dovuto alla penna dell’autore àe\V Appello ai fratelli
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, includendovi buona parte dell’Albania, cioè a dire un territorio il quale, per la sua vicinanza all’Adriatico, racchiude gravissimi interessi politici ed economici dell’ Italia. Io ora domando al governo se e con quali mezzi creda di attenuare le conseguenze dell’ azione austro-russa per i nostri interessi politici ed economici. Si è parlato dell’invio di un generale italiano nei Balkani per riorganizzare
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di scindere la loro Patria, e che perciò reclamavano il riconoscimento ufficiale della loro nazionalità, il dritto d’incivilirsi coltivando la lingua propria, il diritto di avvalersi, di questa negli uffici religiosi, la nomina di funzionari albanesi scelti fra gl’individui di provata capacità, l’impiego di parte delle imposte riscosse in Albania per la costruzione di scuole e di vie commerciali, nonché
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, sia diretta ad incitale S. M. I. il Sultano, vostro sovrano ed amico (!), perchè le riforme siano attuate nei modi onde la M. S. le ha largite. Unione e calma, e si dileguerà, con 1’ aiuto di Dio, la tempesta che gl’ intrighi dei nostri nemici, le loro provocazioni , le loro spavalderie hanno fatto addensare sul nostro bel cielo d’ Albania. Viva la patria ! E se veramente abbia a venire il giorno
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, in uno dei suoi magistrali articoli pubblicati sul Giornale d’Italia , cioè « che la nazionalità albanese si estende oltre lo spartiacque fra l’Adriatico e l’Egeo; guadagnando sempre terreno verso nord-est, in direzione della frontiera serba, e che la parte montagnosa dell’Albania, per i pascoli e per i generi alimentari, è così dipendente dalla sottostante pianura, che si capisce come un popolo armigero e battagliero
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degli altri. Ricordiamoci che questo mare fu ben nostro un giorno, e non eravamo allora trenta milioni di abitanti. I porti della Dalmazia e dell’ Albania erano emporio del commercio veneto, e le navi di quella repubblica portavano l’onore della propria bandiera su tutte le coste dell’Adriatico. Se abbiamo raccolte dai nostri padri quelle gloriose memorie, perchè non sentiamo più nelle nostre vene quelle energie
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contro la propaganda austriaca in Albania. In base a fatti di tal natura, non sempre dovuti ad urti quasi inevitabili fra popoli confinanti e di razza diversa; nè a mire di sopraffazione degli uni in danno degli altri; ma assai spesso ad intrighi soltanto più tardi conosciuti e che fanno capo a chi è sempre pronto a pescare nel torbido, nel 1897 io scrivevo: « Noi non sappiamo comprendere come mai la Rivista Ili
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privilegi speciali importantissimi per le scuole e gl’ istituti confessionali, nelle regioni b&lkaniche poste più specialmente sotto P egida dell’ Austria e specialmente nell’ Albania. Quindi la garanzia per noi non può consistere unicamente nell’espansione del sentimento italiano al di là dell’Adriatico. Quella non può essere la sola preparazione dell’avvenire. Le gareuzie devono invece consistere
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nostri « sia certo lo farrimo multo volentieri per lamore ne ha mo-« strato____» Incontro al Lopis erano andate « molte gente a la vellona « (Avlona) per receperlo et accompagnarelo ala preseucia del ca-« pitano de albania, » e quando egli, finita la sua missione, se ne ritornò, il Re scrisse, da Castel di Sangro, al Sultano la seguente lettera, in data 20 luglio: « Ser.mo et Ill.mo dominio Mahamet imperatori Turchie
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— 182 — dell’ Albania, adoperavansi di tenere a Bukarest un Congresso, non ostante le opposizioni energiche di patrioti veri ed insigni , dei quali più tardi qualcuno si vide costretto di biasimarli in pubblico e di qualificarli con roventi epiteti. Costoro , dopo d’ aver mandato alla Conferenza dell’Aja, che lo respinse, un Memorando in nome del popolo albanese, avvalendosi della cooperazione
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oggi dalle ultime notizie di passi fatti dal conte Lams-dorff per risolvere il problema orientale in una maniera felice per tutte le potenze ed in ispecie per la nazionalità albanese; — ma anche la stessa Austria, che è quanto dire! , nella considerazione che essa non può volere che gli Slavi della Serbia e della Bulgaria penetrino fin nel cuore dell’ Albania e che si estendano e si rafforzino
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- 183 — usi del paese, non giudicavano secóndo il diritto dell’Albania. Fu tenuta dai Capi un’ adunanza in proposito e venne spedito alla Porta un telegramma col quale si chiedeva la destituzione immediata dei maestri e dei giudici. Ma non si ebbe alcuna risposta, come pure rimasero senza risposta altri due telegrammi, coll’ultimo dei quali, indirizzato direttamente al Sultano, si ripetevano
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dell’eroe, fece nello stesso tempo un simile passo. Ma qualche storico aggiunge che Alfonso, trovandosi impegnato nella guerra col Duca di Milano e risoluto di romperla anche coi Fiorentini, favorevoli agli Sforza, aveva rifiutato di assumere la difesa dell’Albania, e che qualche tempo dopo, per determinarlo ad accettare, Skan-derbeg avesse' mandato indarno in Napoli il vescovo Andrea
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quelle carize et honori che figlio « deve fare ad matre et patre ad figliolo et non solamente li « lasseremo quello che havemo donato, ma quando bisogno fosse « li doneremo de li altri nostri boni. — Dat. in civitate capue die « XXIII mensis februarii Anno Domini MCCCCLXVIII — Rex « Ferdinandus. » Lo stato miserando in cui versava in quel tempo l’Albania, cosi è stato descritto dal Papa Paolo lì: « Albanenses
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, dopo avere assistito alle loro brevissime cerimonie liturgiche. » L’attaccamento degli altri all’islamismo è ben lontano dal somigliare al cocciuto convincimento dei maomettani asiatici. Alla vigilia della festa di S. Nicola, i Musulmani di Mercovitch fanno ardere dei ceri davanti alla immagine di quel Santo, il nome del quale è assai popolare in Albania, e le cui reliquie, secondo la tradizione, mentre venivano
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— 74 — più civili, per la cooperazione di tutti e senza alcuna distinzione di fedi e di credenze religiose. Essa riuscì inoltre a salvare il mlajet di Janina dalla ingordigia della Grecia ed a mettere un argine insormontabile alle bramosie montenegrine; dimostrando così all’ Europa, con gli argomenti più energici, che 1’ Albania esiste e vuole ad ogni costo rivendicare il diritto di reggersi
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— 42 — mentre si diceva che Mehemet Ali avea di nuovo ricevuto ordine di marciare contro di lui. e di riprendere le posizioni perdute. Da allora i Montenegrini incominciarono a mostrare apertamente idee ostili contro 1’ Albania, coll’ obbiettivo di Podgorizza e dei villaggi circostanti fino a Zettinizza, presso la tribù degli Hotti inferiore, inclusa la fortezza di Zabljak. Alì Sahib
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politiche, poiché dà argomento a credere come egli non s’ingannasse affatto sulla vera natura della splendida meteora napoleonica, al cui tramonto l’Albania si sarebbe trovata libera dal Turco e indipendente dalla protezione della Francia. Fallitogli questo tentativo, represse una sollevazione in Tessaglia; ma contemporaneamente gli fu tolto il governo della Macedonia di qua dall’Axio e venne, in sua vece
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