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1933
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dalle istanze dell’Arcivescovo di Scutari e di Scopia e di altri vescovi dell’Albania, come accenna in un suo pro-memoria il P. Pasi, si rivolse al M.R.P. Generale della Compagnia, P. A. M. Anderledy, perchè considerasse il progetto e desse il suo parere. Cito per disteso il documento : « Roma, 16 novembre 1887. Rev.mo Padre, Dalle relazioni che certamente avranno dato alla P. V. i suoi Religiosi
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. Fu in questa occasione, che dietro alcune mie interrogazioni, egli uscì a dirmi, che faceva assai volentieri da Prefetto, e portava volentieri quella piccola croce per prepararsi alle Missioni dell’Albania, alle quali sapeva di essere destinato: ■ e tale destinazione egli avea ricevuto volentierissimo come una grazia grande. Gli eventi poi futuri della sua vita nella Missione Volante dimostrarono, che in verità
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1933
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di giustizia che aveva l’appoggio dell’unica legislazione hi vigore. Ciò fu colpa dei tempi, e anche in questo caso per ehi tenga presenti le terribili condizioni in cui ebbe a trovarsi l’Albania, e, in Albania, il nucleo cattolico delle montagne che dovette la sua salvezza al suo isolamento disperato ed eroico a suo tempo, non vorrà certo scagliare una pietra come contro un grande colpevole
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1933
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del 1891 significando la decisione presa.-Il Governo austriaco non ne fu sodisfatto, e lo fece sapere per mezzo del Console. Anche Propaganda informava per mezzo di Mgr. Guerini che tale risposta non sodisfaceva ai bisogni che c’erano in Albania della Missione Volante. Eppure il P. Pasi nella lettera del 23 aprile 1891 si mostrava disposto d’accordo col P. Provinciale che nelle altre diocesi dell’Albania
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— 198 — ¡pianura di Shtoji, a Pustopoja e, in generale, nelle regioni dell’Albania del Nord e della costa, quei tumuli caratteristici detti con parola slava gomile (li chiamano pure moglie), che sono una specie di tombe preistoriche. Da questa fusha attraversando Kalori si va o a destra pei colli di Bukmira e di S. Demetrio verso il guado del Fandi che mette nel territorio di Nderfàndina
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potenza riuscì a sfondare ogni barriera, sebbene la conquista dell'illirico in tutta la sua vasta estensione le abbia dato molto filo da torcere e vi si sieno combattute sanguinosissime battaglie per domare quelle terribili popolazioni. 0 ogni modo il paese che nel tardo-Medio-Evo ricevette il nome di Albania, subì l’impronta profonda della civiltà romana com’è dimostrato dai monumenti archeologici
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— 70 — sinodi diocesani, in cui i vescovi stessi del luogo alzano la voce e pronunziano terribili parole intorno agli abusi radicati da secoli in mezzo alle popolazioni cattoliche dell’Albania. S. E. Mons. Giovanni Topich O. F. M., vescovo di Alessio, e amministratore apostolico dell’Arcivescovado di Scopia, in una istruzione e lettera pastorale indirizzata al suo clero il 29 ottobre 1843
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1933
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, L’appoggio ottenuto da D. Giacomo Tedeschi fu sopratutto provvidenziale per quei primi anni in cui tutto era da fare e non vi erano altri fondi fuor che la carità dei fedeli. Per ottener meglio il suo scopo egli si fece mandare dall’Albania alcune lettere di incoraggiamento da parte dei Vescovi e del Clero in generale, e vediamo che fino dal maggio del 1885 si fa un appello nel1 « Giardinetto di Maria
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1934
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— 150 — Egli pose un freno ai latrocini, e si contano 9 ladri di professione, rinomati, che egli ricondusse al dovere. Naturalmente per impedire radicalmente il rinnovarsi di simili abusi, sarebbe stato necessario mutare le condizioni politiche e sociali, inducendo la Turchia o a ritirarsi dall’Albania o a governare a dovere; sarebbe stato necessario che un Governo forte con tattica e con misura
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1934
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— 299 — rai sparsi fra le principali città e provenienti dall’Alta Albania o dall’Italia o da altri paesi, ed appartenenti al rito latino. Questi hanno in Prevesa un Missionario Italiano, in Avlona un altro, cioè nelle due estremità di quell’estesissimo paese. Janilina, città primaria e centrale è vacante da quelche tempo. L’Arcivescovo di Durazzo esercita la sua giurisdizione
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1934
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di un arcidiacono (6 Giugno 1318) dove si vede quanta sollecitudine suscitassero nell’animo del pontefice le notizie che riceveva sulle condizioni di Durazzo, in preda alle violenze dello scisma (Vedi Acta et Dipi. I, p. 189). Era tale il pericolo greco per la media Albania dopo il mille, per effetto dei Duchi bizantini (sec. XI) che il valente storico delle cose balcaniche Nicola Jorga non dubita affermare
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1934
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— 224 — caso di coscienza sulla risposta da dare a chi in foro interno interrogasse sulla liceità della rivoluzione, poiché v’eran molti capi secreti che la dirigevano dentro e fuori della città e il comitato dirigente era fuori dell’Albania. Era noto che parecchi di quei capi eran senza fede, o cattolici solo di nome; alcuni erano asserviti a Re Nicola, altri mussulmani. Costoro poi esigevano
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1958
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questo nodo spinoso, è importante, per me, l’atmosfera genetica dell’opera che ci porta in seno all’Italia, con un Bonifacio Vili che vagheggia la sottomissione deH’Oriente scismatico e maomettano, con un Carlo d’Angiò che, estendendo il suo dominio o la sua influenza sulle coste dell’Albania e nella Morea, agogna impadronirsi di Costantinopoli, con uno spirito anti-ortodosso
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1934
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invece a un possibile apostolato nel Sud dell’Albania per spalleggiare l’opera di Elbasàn: proposta che lasciò esitante il P. G. Marini Vice-Provinciale. Se non che Scopia si dovette abbandonare, in seguito all’occupazione serba di quella città, mentre il progetto dell’Albania meridionale rimase sempre un semplice progetto.
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1934
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e conservi il patrimonio religioso in una regione eminentemente strategica dell’Alta Albania, è non solo un semplice titolo di onore ma una necessità strategica per difendere tutta l'Albania cattolica del Nord dalle pessime influenze dei tempi nuovi e dai pericoli che la minacciano.
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1934
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: si può dire che non avea altro in bocca e nel cuore. Uomo di orazione o pregava o parlava del cielo e della vita futura, e quando il rapido corso del male gli rese difficilissima la parola, lo si vedeva muovere spesso le labbra pregando, levare gli occhi ora al Crocifisso, ora allTmmacolata, ora al Sacro Cuore di Gesù della cui divozione fu un vero apostolo in tutta l’Albania, che a lui e alla Missione Volante
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1698
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66 D E* FATTI VENETI tendo quelli Padri à tutto il più, che poteano, per difender« fi , e per offendere, riuoltarono l'occhio all’Albania , doue_» già dicemmo , che molti di quei Popoli fpontaneamente correlano à rallignarli diuoti fotto le Venete Infegne. Delibera^ rono di maggiormente animarli con aggiunte forze Haueua-no 8^ .mandato Zaccaria Salomone à Cattare in Carica
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1939
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28 [32] Baldacci, Antonio - Il tabacco e l’agricoltura, in «L’Italia all’estero », 1909. Riprodotto in Studi speciali albanesi, voi. II, pp. 297-311. Mette in evidenza le analogie esistenti tra la tabacchicoltura italiana e la tabacchicoltura albanese. Baldacci, Antonio - Le Pelli e i cuoi nel Montenegro e nell’Albania > settentrionale in rapporto al commercio con l’Italia, in « Rassegna
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1939
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36 [40] Louis Jaray, Gabriel - Valona in «Revue des deux mondes », 15 ottobre e 15 dicembre 1913, Parigi. Moltedo, G. - Tn Albania (Diario) in «L’Esplorazione commerciale», n. 7, Milano, 1914. Nopcs A, Barone Franz - Zur Geschichte der Kartographie Nordalbaniens, «Mitt. K. K. Geogr. Gesell. » LIX, Vienna, 1916, pp. 520-585 (con bibliografia di 18 numeri). Nowaok, Ernst - A contribution to thè
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1939
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Scientifica del IV Congresso geogr. it. (aprile 1901). Riprodotto in Studi speciali albanesi, voi. I, pp. 145-148. Baldacci, Antonio - Per una carta etnografica della Penisola Balcanica, in «L’Italia Coloniale», V, 4, Roma, 1904. Riprodotta in Studi speciali albanesi, voi. I, pp. 149-154. Baldacci, Antonio - Dall’Adriatico al Ponto attraverso l’Albania, in « Rivista Moderna », III, 30, Roma, 1905
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