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sempre l’attenzione del nostro stato maggiore. Gli avvenimenti politici, che si svolgevano in Albania, non potevano infatti lasciare indifferenti nè l’Italia nè l’Austria. Esisteva e vi abbiamo già accennato, una convenzione italo-austriaca la quale stabiliva fin dal 1900 che nn’eventuale azione militare austriaca verso Scutari, sarebbe stata compensata con il diritto dell’ Italia ad occupare Valona. Infatti
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_ 449 — / Squalo (a) . . . . C. C. Mellana - Venezia. I Otaria (a).....T. V. Alhaique I Venezia. 1 Delfino (a\ ... . » Goi - Venezia 4a Squadriglia torpediniere ! Narvalo (a) . . . . » Siccoli - Ve-sommergibili assegnata a ( nezia. Venezia. 1 Glauco (a)..... » Farinati - Ve- nezia. I Foca (a)..... » Ponzio - Ve- f nezia. Tricheco (a) . . . . » Torrigiani \ Venezia. NAVI IN ALBANIA Dandolo (ats
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, avrebbero potuto trovarvi il necessario sostegno ed aiuto. Lo sbarco in Albania fu il primo atto militare importante che significò in modo diretto e concreto il carattere integrale della guerra italiana. * * ìjc Mentre avveniva lo sbarco ed il consolidamento delle nostre truppe, il ripiegamento dei Serbi inseguiti dal nemico si mutò in una rotta disastrosa. Non si trattava più di recare aiuto di uomini o di rifornimenti
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e 1’ 11 febbraio fu segnalato l’arrivo a Tirana, a 30 km. da Durazzo, dei primi battaglioni del XIX Corpo d’armata del generale von Koewess, che aveva seguito a qualche giorno di distanza la retroguardia serba. Gli stessi Bulgari ripresero ad avanzare il giorno seguente verso El-bassan. Nell’Albania centrale Essad Pascià aveva perduto il controllo sugli uomini delle sue bande, molti dei quali erano passati
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le legazioni. Nella sera i ribelli furono respinti dai regolari albanesi. Data la gravità della situazione, anche le altre potenze europee, pur avendo riconosciuto all’Austria e all’ Italia il diritto maggiore di tutelare l’Albania, non potevano, come firmatarie del patto di Londra, disinteressarsene completamente, e provvidero perciò all’invio di forze navali per cooperare alla difesa del principe
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attività in Albania, ove la situazione sempre incerta richiedeva da parte dell’ Italia una continua attenzione. La questione albanese, che ci condusse nel periodo della neutralità alla occupazione di Valo-na, ebbe per tutta la durata della guerra ed anche in seguito molta influenza sullo svolgimento delle fasi della lotta in Adriatico e sul fronte balcanico. Yalona e Durazzo furono sovente teatro
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di controllo il giorno 3 corrente, ossia che prima condizione per entrare in trattative di pace doveva essere l’abdicazione del principe Wied dal trono d’Albania, perchè essi non potevano soppor-
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— 38 — condo le intenzioni delle grandi potenze e possiamo riassumerla nei seguenti termini : Costituzione di un’Albania indipendente sotto un governo provvisorio riconosciuto dalle grandi potenze e presieduto da Ismail Kemal Bey, in attesa di una definitiva costituzione della forma di governo. I confini di tale stato non erano stati ancora ben fissati, essendo tutt’ora in discussione
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— 24 — vante, 1’ Italia tendeva ad assicurarsi il controllo del canale di Otranto. L’azione dei due governi in Albania sotto la turbolenta minaccia serbo-greca, doveva svolgersi quindi in comune accordo, provocando inevitabilmente il malcontento, sia pure larvato, della Russia, che vedeva di buon occhio la tendenza slava verso l’Adriatico, e quello più palese della Francia, che mirava a creare
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a nostro riguardo (vedi documento n. 22) e fu quindi deciso che il nostro interessamento in Albania non fosse limitato al controllo delle acque albanesi e alla missione sanitaria a Valona ma, pur tenendo conto delle considerazioni militari di non impegnare colà grandi forze, si procedesse tuttavia ad una vera occupazione militare della città di Valona. Già da tempo era pronto a Brindisi un corpo di spedizione
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: cc II trasporto dell’esercito serbo deve essere iniziato subito portando i soldati a Brindisi e trasbordandoli sugli incrociatori francesi che faranno il viaggio Brindisi-Biserta ». Poco dopo emanate queste istruzioni, giungeva notizia che una numerosa colonna serba, incamminatasi spontaneamente verso Valona, era giunta a Fieri e colà era stata fermata dal comando del corpo di spedizione in Albania
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per impiegarli in imprese lontane dal fronte principale della guerra. E quando anche si fossero avuti, permanevano le ragioni logistiche, geografiche e topografiche, per le quali era già stato rifiutato l’invio di un corpo d’esercito attraverso l’Albania e la Macedonia per congiungersi alle truppe alleate di Salonicco. L’ incalzare degli eventi poi non concedeva il tempo che sarebbe stato indispensabile
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il vettovagliamento ed il munizionamento e ne faciliteremo la concentrazione nell’attesa che giunga il momento della riscossa. « La presenza della nostra bandiera sull’opposta sponda adriatica gioverà pure a riaffermare la tradizionale politica dell’ Italia nei riguardi dell’Albania che rappresenta ora come in passato un interesse di primo ordine per noi, in quanto che la sua sorte è intimamente legata all’assetto
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— 324 — più giustamente dallo Stelvio all’Albania, furono affidati alla marina. Intorno ad essi più accanita fu la lotta. La marina austriaca applicò il giusto criterio di mantenere la flotta in potenza. Ma tale criterio spinto al massimo grado finì col provocare il suo stesso annientamento. La marina italiana in un primo tempo con grandi rischi e sensibili perdite cercò l’azione decisiva
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per qualsiasi evenienza. Oggi è arrivato a Valona Mustafà Bey il più autorevole capo degli insorti. Prima però di prendere definitivamente deliberazioni circa la forma di governo, attenderà l’arrivo di Essad Pascià, che si ritiene avrà luogo fra pochi giorni. « Si dice insistentemente che il trono di Albania verrà offerto ad un principe mussulmano figlio dell’ex sultano Abdul Hamid. « I capi intanto hanno dichiarato
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però, in ogni caso, la punta Stylos segni sempre il massimo limite settentrionale del territorio costiero greco e che all’Albania siano assegnate le alture dominanti il Capo di Butrinto ». Documento n. 9. Telegramma n. 437 in data 22 aprile 1913 del R. Ambasciatore a Londra: « Ippen con il quale ho conferito sullo schema di convenzione, elaborato dal nostro Stato Maggiore per neutralizzare il canale di Corfù
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: nè si poteva avere in esse cieca fiducia per una docile collaborazione militare a fianco dei nostri soldati. Gli avvenimenti degli anni seguenti chiaramente dimostrarono che non era vano il timore del nostro governo che potesse formarsi in Albania uno stato di cose non desiderabile sotto il doppio punto di vista mili-
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, e col distintivo di X1 passò a far parte del nostro naviglio; fu il primo dei nostri sottomarini posamine. Se nel mese di marzo l’aviazione nemica continuò a mostrare una discreta attività nel basso Adriatico, anche la nostra ebbe occasione di provarsi in parecchi voli di esplorazione in Albania, facilitata dalla presenza a Valona della nave porta aerei Europa. Gli Austriaci riportarono un solo piccolo successo
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— 137 — Da Durazzo il principe Guglielmo non comprendeva che la morte dell’erede al trono degli Asburgo segnava la data inevitabile della fine del suo breve regno e si ostinava a lottare contro i ribelli che facevano continui progressi. L’ostinazione del principe era in parte dovuta all’azione diplomatica austriaca che pensava di poter continuare ad interessarsi dell’Albania, senza valutare
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. All’ imbarco a Trieste il podestà della città nel porgere il saluto al nuovo sovrano gli rammentò che tale saluto gli veniva rivolto nella «lingua che il Re d’Albania
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