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XII. L’agonia turca al campo di Fieri. Dal campo turco di Fieri, maggio 1913. Mi guardo intorno, nella casa ospitale di Omer Pascià, e mi chiedo se sogno. Attraversare per dieci ore a cavallo l’Albania meridionale, fra i pantani della Musacchià e le conche montuose che vengono digradando da Berat, imbattersi ad ogni passo nei desolati disertori dell’armata turca del Yardar, prestare orecchio
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170 ALBANIA montenegrina lo ha decapitato fin dai primi giorni dell’assedio, e l’erba fra le tombe è stellata d’iris altissime. Se fate pochi passi più in là il profumo di primavera si perde nell’odore acre d’incendio che si sprigiona ancora dalle macerie del bazar, distrutto poche notti or sono da un gran fuoco acceso dolosamente dai montenegrini. Lo spettacolo di desolazione è grande, poiché
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L eredità della guerra 20? diissimi e dove ^’organizzazione è ancora in mente Dei. Il perpetuarsi di queste forme di provvisorio non contribuisce ad amuentare il prestigio del povero piccolo Stato. Ci sarebbero pagine e pagine di umorismo da scrivere, se non fosse ingeneroso, 11011 tanfo sulla ricerca d’una corona d’Albania — che non è una realtà vicina — quanto sulla vita del Governo Provvisorio
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morti e feriti intorno alla città albanese. Onde la campagna dei sette mesi può bene esser detta per il Montenegro «la guerra di Scutari» ed è naturale che le conseguenze di tanta guerra ammorbino come una piaga viva la nascente Albania, il regno che sorge da una preda tolta ai vincitori. * Si sale ancora, ed ecco le falde del Tarabosch trasformarsi a poco a poco in un gran campo. Il sentiero
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nelle sue tende, nelle sue capanne di sterpi, attende l’ora di uscire dall’Albania, in questa notte di uragano. Nel canale di Otranto, maggio 1918. Il colonnello Rescid Galib Bey è di nuovo con noi, a bordo del vapore che condurrà lui verso l’Italia e che a noi servirà per tentare di raggiungere Scutari per altra via. Ormai egli è divenuto un amico; ha smesso la sua fiera uniforme militare e vestito poveri
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192 Intorno alle uniformi lacei’e, altre armi spezzate. E finalmente sono sulla vetta. Il grande Tarabosch culmina in una maceria, la maceria di una trincea estrema sulla quale — come allora — sibila il vento che viene dal Murician e s’incrocia con quello che spira da Gruda. È una vetta deserta, battuta dal vento come da un turbine senza fine. Ma il terreno mi pare più rossiccio del solito terreno formato di detriti bianchi di pietra. Che è? Mi chino, e con una frequenza che non sarebbe credibile scorgo frammisti alle pietre bianche i frammenti degli shrapnells montenegrini che l’acqua e il sole hanno ormai reso di colore arsiccio. È una gragnuola di metallo che per sette mesi si è abbattuta quassù ed ha trasformato la cima bianca e petrosa in un alterno terriccio di sassi e di proiettili: frammenti di proiettili da 75 é da 149 esplosi, proiettili inesplosi, bombe a mano, minuscole pallottole di fucile, tutta la mitraglia di cui fu capace l’offesa montenegrina contro questo estremo baluardo ottomano. E sulla maceria estrema dove non sono più cannoni nè segni di vita, ma solo queste impronte della morte, un montenegrino giovinetto con l’arme imbracciata veglia il possesso ideale della sua piccola patria. È il primo essere vivo che ho trovato salendo dal ponte della Bojana.
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172 ALBANIA vita albanese: a Valona, pochi giorni or sono, i militi albanesi del governo provvisorio, e nei dintorni i turchi di Giavid Pascià; a Sa-seno i greci; a Scutari altri turchi prigionieri che circolano liberamente, i montenegrini che girano ancora per le vie con la baionetta inastata, e infine i marinai delle cinque Potenze occupanti, italiani inglesi francesi germanici austriaci
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un quinto protagonista è entrato nella lolla balcanica, una quinta bandiera si è levata incontro alla turca, quella dell’Albania che proclama la propria indipendenza a Yalona e che l’Europa si affretta a riconoscere. * La guerra virtuale ha durato dai trenta ai quaranta giorni con una serie cronologica di mirabili successi : Kirk-Kilisse, Kumanovo, Uskub,
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; il che non toglie che. anche questa città tipica d’Albania sia la città dell’equivoco. Non ho mai visto in vita mia tante uniformi quante ne scorgo in queste giornate di varia
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20 MONTENEGRO a bordo, ovunque — mi pare di venire quaggiù come un esule, a cercare altra gente che non è la nostra, ad ascoltare altre voci di guerra. Sono a bordo di un piroscafo austriaco, carico a prua di passeggeri ottomani che sbarcheranno in Albania. Circondato da estranei, sento soltanto nei momenti di manovra i comandi dati in italiano dai marinai che dovrebbero essere austriaci
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12 INTRODUZIONE La concordia di ieri si dissolve in un conflitto' che può essere espresso in cifre: Area, prima DELLA GUERRA. Bulgaria......cli.q. 96 345 Serbia....... 48 550 Grecia......„ 64 657 Montenegro.....„ 9 200 11 territorio turco toccava i 169 000 ch.q.* dei (piali 23 000 rimarranno alla Turchia; e 15 000 sarebbero assegnati all’Albania. La proposta bulgara per la spartizione
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di Durazzo, dove si è presentato in questi giorni Essad Pascià che si può dire estesa fino alla Bojana; e infine all’estremo settentrione una quarta zona, la regione dei Mirditi e dei Malissori che si mettono provvisoriamente a fare da sè intorno a Scutari. f: interessante ricordare che Essad Pascià ha forse sotto di sè, oggi, la maggiore zona dell’Albania e si è messo in rapporto col Governo provvisorio
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&Ò8 ALBANIA deve andare a Dnrazzo a trattare con un partigiano; che vede alla testa delle sue uniche energiche manifestazioni guerresche i preti cattolici delle tribù settentrionali ; che conta i suoi più validi sostenitori — forse i suoi soli cittadini alfabeti e coscienti — negli albanesi che popolano l’Italia da secoli o negli altri pochi che l’Italia ed altri Stati hanno educato
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dilemmi più assurdi furono banditi in Italia di quello che si esprimeva così: — 0 la Tripolitania o l’Albania. — In Africa si trattava di una colonia da conquistare; in Europa, semplicemente, di una porta aperta che dovevamo serbare ad un’influenza viva nella penisola. E l’insussistenza del dilemma permette la contemporanea soluzione dei due problemi. * Questa tattica dell’Italia appare
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Perrotti, che deve rappresentare le Potenze accanto al sindaco Vece-cic, un caffettiere serbo il quale — a crescer l’equivoco di questa contestata Albania — rappresenta la città più anti-slava di tutto l’Oriente e porta in testa la capa montenegrina di Re Nicola. Ma i volti di Scutari sono due : uno gaio, multicolore, di città imbandierata e libera ; l’altro — più difficile a scorgersi — di città del-
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190 ALBANIA dalla Bojana, si allaccia alle posizioni che battevano più accanitamente il Tarabosch; ecco Oblika laggiù ai nostri piedi; ed ecco il Mu-rician, che fu il quartier generale deH’offesa montenegrina sotto il generale Mitar Martino-vie: artiglio che abbranca dall’un lato le falde del Tarabosch, mentre dall’altro lato è la posizione di Zogai sul lago, che guarda quasi in faccia Gruda
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ALBANIA » la morte accanto all’inedia, all’epidemia, alla prigionia? » «Ma io sono lieto che la Turchia d’Europa sia morta così, combattendo. Viele Feinde, viele Ehre!, dice un motto tedesco: «Molti nemici, molto onore!» Sotto il governo di Abdul Ha-mid avremmo perso ogni cosa senza combattere; oggi siamo caduti con la spada in pugno. Ma, a ripensare i sette mesi di guerra, è orrendo
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. I Be che vi erano mandati potevano passare amare traversie per qualche anno, ma non furono mai Re da burla; sono Re da corona. L’Albania ha dinanzi a sè un tale avvenire ? Posso augurarlo, ma ne dubito forte. Tre ipotesi le si paravano dinanzi. La prima : spartizione fra i greci e i serbi. La seconda; influen-za italo-austriaca su un principato debole. La terza : costituzione di un regno vigorosamente autonomo
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, ma la Turchia — ora che si tratta di firmare il protocollo accordato — cerca pretesti per perder tempo: vorrebbe firmarlo cioè.... appena pacificata l’Albania. In pari tempo la Turchia mantiene sulla sua linea di confine dei blockhaus, che dovrebbero essere a scopo semplicemente difensivo; e che al contrario le servono come basi di offesa; li cinge di trincee addirittura nel territorio montenegrino
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1913
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184 ALBANIA di gala, un po’ di fantasia che Sculari ha assunto ormai indefinibilmente, come Pechino e Greta all’epoca dell’occupazione internazionale (dove sono molte bandiere non vi può esser mai un duello mortale e la loro coesistenza non può esser che effimera come una parata), di qui dal ponte questa veste scompare e la cintura di guerra che Scutari cinse per sette mesi riappare. Alle prime
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