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— 373 — della Macedonia e dell’Albania in generale, affinchè non corresse pericolo l’opera sua di propaganda e di diffusione d’influenza, che durava da un ventennio. Il giorno 9 aprile, il Piccolo di Trieste annunziava che era intervenuto un segreto accordo fra i capi Albanesi e Macedoni, nell’intento di creare uno stato indipendente, sotto il governo d’un Re scelto tra le famiglie regnanti
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politica sì fatta, per la quale l’Albania, dal dominio turco, dovesse andar soggetta ad altro Stato. Lo statu quo, o quando questo dovesse cessare, l’autonomia delle nazionalità balkaniche, e principale fra tutte l’Albania, tale e non altro dev'essere l’obiettivo della nostra politica estera in Oriente. L'onorevole Ministro degli Esteri ciò esplicitamente riconobbe quando, discutendosi
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, han prefisso che sia essa il soggetto sel vatico in cui innestino la loro lingua e il loro dominio, e quinci riescano prepotenti nella Lega. Verso il 1883 Mavromati, console ellenico in Malta, si sforzava, di dimostrare in assai numeri del giornale Acropoli di Atene, che 1’ Alta e la media Albania, l'Epiro e la Macedonia non contenevano insieme neppur settecentomila Albanesi ; esiguità che toglieva
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— 508 — rosi generali, sono in grado di metter su in pochi giorni più di trecentomila soldati, e che sorta di soldati ! Or se è vero che nei tre vilayets è compresa una gran parte dell’Albania, e se davvero gli Albanesi si sono opposti alle riforme dell’Austria e della Russia, perchè miranti allo sfacelo dell’Albania ; è chiaro che il Generale italiano, andando a sostenere simili riforme, potrà
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. Esso ha interamente aderito alla nota austro-russa dello scorso febbraio , mentre vi ha un punto importante sul quale avrebbe dovuto esprimere un avviso dissenziente, forse con vantaggio per la pacificazione balkanica, certo con vantaggio per la nostra influenza in Albania... La Macedonia comprende tutto il vilayet di Salonicco e parte di quelli di Monastir e di Kossovo , ai quali, dopo la guerra turco-russa
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— 81 — armi contro alla sua nemica, e finché questa non si ritratti, nè più pensi aU’Epiro e alla Macedonia, non le porrà. » Addì 12 dicembre 1885 il De Rada medesimo in una lettera all’ Adriatico di Venezia, ribadendo le stesse accuse, dopo d’aver ricordato come in Bari un certo Jancopulo avesse in tutti i modi osteggiata la proposta di aprir nelle Puglie commerci coll’ Albania , denunziava
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— 206 - scopo pure di « resistir e fer la guerra al gran Turch; » che altro denaro venne consegnato al medesimo « per pagar lo loguer de « les besties que porten de Napols lins a Trana les armes sues « e de XV spingardes qui van ab eli a sou del dit senyor en « Albania »; che altri soccorsi spediva Alfonso nel 1457, e che il 22 aprile faceva dare a « Cola de Alba terra de sant Sever
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loro, con lo scopo nefando di soggiogare o di ridurre in pezzi l’Albania, fin dal primo g'iorno di quest'auno avessimo tutto il diritto di scrivere sul Flamuri queste parole: « I nostri intenti puri e santi, la nostra coscienza altera e intatta, il nostro grande ed ereditario affetto verso la Patria degli Avi nostri, il nostro ereditario amore verso la terra che li ha ospitati, allorché essi, con le armi
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— 576 - tutti i patrioti italiani, nella Camera dei Deputati, in quella dei Senatori, nei Consigli della Corona e, in una parola, nella generosità dell’ intera Nazione , che tutta rappresentata nella sacra persona del suo Augusto Sovrano, si occupa e si preoccupa, con fraterna e amorevole cura, delle sorti dell’ Albania, non meno che dello stesso avvenire proprio; come appare, per esempio
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, chiamando a Costantinopoli l’agitatore ed ivi tenendolo sotto assidua e stretta vigilanza. Nel 1847 si ribellarono i Ciami e sostennero per più mesi vigorosamente l'impeto del nemico; ma non avendo ricevuti dalla Grecia gli aiuti promessi, furono costretti a deporre le armi. Alla fine di gennaio del 1854, durante la guerra di Crimea, la bassa Albania, diede invano il segnale della riscossa, poiché
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ed intellettuale Di pari passo crescono naturalmente i rapporti con le nazioni più civili e specialmente con quelle che ad essa sono più vicine, l’Austria-Ungheria e l’Italia. Oggigiorno la bandiera italiana tocca ogni settimana i porti dell’ Albania. Quelle scuole italiane di Scutari, che l’onorevole De Marinis diceva essere in decadenza, sono frequentate da più di seicento alunni. L’Agenzia, sussidiata
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— 343 — per non far ridere di noi la gente, se anche nelle vene dgl Principe Aladro scorra, o meno, qualche goccia del sangue di Skan-derbeg; poiché nella A. S. noi vediamo un uomo forte (e lascia pure che non sia nemmeno albanese!) il quale chiama alla battaglia i figli dell’Aquila gridando: Oggi si muore, se il fato ha cosi stabilito, pur che l’Albania abbia la libertà !—Or tu duuque
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da Vranai Conte (come è appellato da Demetrio Franco e da Marin Barlezio), il quale fu compagno ed amico affettuoso di Skanderbeg. Yranai Conte, l’eroe celebre nella Istoria dell’ Albania e conosciuto anche in Italia, per aver militato a lungo sotto le bandiere di Alfonso d’Aragona, apparteneva alla nobile Casa di Simone Altisfero. Ma il nome che egli seppe ricingere di gloria, giusta 1’ usanza
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Lopis avea mandata la seguente istruzione: «E1 primo camino vostro sera al Bassa « de albania al quale da poi salute et conforti debiti dirite quanto « lo amamo et quanto allui ne reputamo obligati per la visita-« tione a nui facta per sua parte e per lo presento ne ha man-« dato et le offerte digne ne ha facte: de le quale facemo gran « caso, et usarimole corno de speciale amico et che ne sera g-ra-
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probabile, più che possibile, da un’ora all’altra, l’estensione dei torbidi dalla Macedonia all’Albania, dove, oltre le proteste a mano armata a Giakovo contro le riforme, Malik Bey, inafferrabile , teneva la campagna e avrebbe potuto, volendo, decuplicare in pochi giorni i suoi seguaci; mentre tutta la Bassa Albania pareva disposta a sollevarsi ad un solo cenno d’Ismail Kemal Bey Vlora
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, con l’aiuto del Montenegro, l’influenza austriaca in Albania ; eccita quindi il Governo austriaco a non starsene ancora con le mani in mano, a smettere di fare il gendarme della Turchia. Se simili discorsi fossero pronunziati in quest’Aula, l’onor. Prinetti, o resterebbe chiuso in un prudente silenzio, o protesterebbe sdegnosamente contro gd’imprudenti oratori. Il conte Goluchowski invece non tace
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coi Turchi, dei quali carezzava i più fanatici; panteista coi Bektashi; cristiano coi Greci, insieme ai quali beveva alla salute della buona Vergine. Ma un gran pensiero lo agitò per tutta la vita, l’indipendenza dell’Albania; sicché, salito dal nulla a gradi elevatissimi, non badò a mezzo, pur di riuscire nel nobile fine. Gli giovò non poco lo stato quasi anarchico del paese, che pur era valso a mantenere
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— 49 — avéa solennemente proclamato il suo principe ), gettarsi invece sui porti e sui cantoni del nord dell’ alta Albania, Attribuendo questa occupazioni a ragioni militari, noi avevamo sperato che essa cesserebbe con la guerra e non attenterebbe menomamente ai nostri diritti nazionali. Disgraziatamente il Governo montenegrino si è lasciato trascinare a volere il possesso permanente
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— 589 — nesi una secondaria importanza nella storia, come nota 1’ Hec-quard; sebbene, osserva egli, 1’ Albania abbia somministrato in ogni tempo insigni uomini alla Grecia antica, all’impero bizantino, ed infine sì alla Turchia, come alla Grecia moderna.» Del resto, i Consigli degli anziani, nel senso in cui parla Naim Beg, e tutto ciò che si può riferire ad una savia, prudente e perciò limitata
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dalla presidenza e dal consiglio della Società Albanese che ivi fiorisce, fu invitato ad un patriottico convegno, che i rappresentanti delle Colonie albanesi di Sicilia aveano organizzato in Piana, e nel quale, dopo varie considerazioni d’ordine politico, relative ai fatti che avvenivano e a quelli che si preparavano nella Penisola balkanica, alle condizioni miserevoli dell’Albania, al fermo proposito
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