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— 150 — che Scutari cadesse, Venezia aveva fatto pace con la Turchia, alla cui mercè abbandonava l’intera Albania, eccettuata Durazzo. Tutti i principi albanesi, che, come alleati dei Veneziani, avevano combattuto contro i Turchi, furono abbandonati al loro destino. Uno di questi era Giovanni Musacchio, autore della Genealogia. Benché il Sultano gli promettesse ricchezze ed onori, egli, rifiutata
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ol numero, e prese prigioniero il comandante dell’oste nemica, il grande maestro d’arme Heredia. Ma il destino non fu a lungo propizio a questi reami albanesi. Dopo la morte di Giorgio Balscia e di Gino Bua Spata, che comandavano rispettivamente nel settentrione e nel mezzogiorno, le cose mutarono, e l’Albania dall’offensiva finora seguita dovè passare alla difensiva, trovandosi in grave xie-ricolo
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— 152 Canina, Berat e Argirocastro decaddero a mano a mano e rimasero come ombre della perduta bellezza e dell’antico splendore. Di quanta importanza fossero state per l’Europa le guerre sostenute da Scanderbeg si vide dopo la caduta di Croja e di Scutari. Nel 1480 il Sultano Maometto, come si fu impadronito dell’Albania, si gettò contro l’Italia. L’ammiraglio Ahmed Giedik pascià, un rinnegato
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sul campo dell ’onore finche la spada non fosse andata in frantumi e non fosse così venuto a mancare il mezzo di battersi. La potenza turca era in continuo accrescimento e attingeva ormai il sommo; l’impero bizantino respirava appena; la Serbia era fiaccata, la Bulgaria schiacciata ; la Macedonia e la Grecia settentrionale ridotte in soggezione ; ma la piccola Albania, sebbene smembrata e disorganizzata
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- 14 — Scanderbeg ritornò in Albania (17), nonché due parole albanesi di Lek Dukagini ed alcune altre informazioni importantissime. V. - Histoire de Georges Castriot, surnommé Scanderbeg, Iioy d’Albanie di Giacomo Lavardin, stampata a Parigi nel 1576, circa 108 anni dopo la morte di Scanderbeg. Il Lavardin ha preso per base le storie più vecchie e specialmente quella del Bar-lezio
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città o fortezze (238). Nel 1488 Giovanni Castriotta fece un secondo tentativo per riacquistare il regno paterno e nel 1500 lo troviamo in Venezia, dove il Senato, con un decreto del 9 aprile dello stesso anno, deliberava di mandarlo con uomini e danaro in Albania. Nel 1499 i Turchi presero a tradimento Durazzo ai Veneziani, che alla loro volta tolsero Alessio ai Turchi. Poscia la Turchia e Venezia
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la guerra civile in Albania, con una lettera del 2 agosto 1452, incaricava Paolo Angeli, vescovo di Drivasto, prelato molto autorevole, il quale poi fu fatto cardinale-arcivescovo di Dimazzo, legato apostolico del papa in Albania, e se non di nome certo eli fatto ministro degli Affari Esteri d’Albania, di interporre i suoi uffici per conciliare i due capi albanesi (180). Ai 25 settembre 1452 Scanderbeg
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— SI — citi ente dovesse avere una soluzione pacifica, poiché l’Albania, essendo piccola, non poteva sostenere una duplice guerra, in oriente contro i Turchi e in occidente contro Venezia. Tutti gli altri erano favorevoli alla guerra, sospettandosi che Venezia e la Turchia avessero stretti accordi segreti per dividersi l’Albania, come al tempo dei Balscia; e in verità essi non si ingannavano
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, egli sarebbe probabiMente succeduto a Scanderbeg, essendo Giovanni Castriotta assai piccolo per salire sul trono d’Albania alla morte del padre. In Albania egli occupava il secondo posto nella pubblica estimazione dopo Scanderbeg, non solo come nipote del fratello più grande, ma anche per essere il più valoroso dei generali di lui; e dopo Moisè era reputato il più provetto nell’arte della guerra. Per educazione
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— 20 - giosa, ma altresì di volgerla dal mondo orientale a quello occidentale. Il cattolicesimo si era pressoché spento in Albania sotto i Serbi e nel 1250 (28) riprendeva vigore come protesta contro la loro dominazione. Giorgio I Balscia, aiutato dai fratelli e da alcuni principi albanesi, portò a termine l’opera intrapresa dal vecchio Balscia. Occupò pertanto Croja, Du-razzo, Berat, Valona
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— 93 — l’infelice Albania e per averla presa sotto la sua protezione contro i barbari dell’Asia. Poscia si levò un vescovo e narrò come alcune notti avanti gli fosse apparso in sogno lo stesso Sultano Murat in mezzo a molti suoi pascià stretti in catene, i quali in ginocchioni supplicavano Stìanderbeg di far loro grazia della vita. Un altro prelato raccontò di aver visto i campi presso Croja
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albanese era in grado di continuare l’opera sua, che la morte interrompeva. Poi tolse da tutti commiato, prese il Viatico, ed esalò lo spirito ai 17 di gennaio 1468 (230), essendo di anni 56, avendo regnato 24 anni e, due mesi, trascorsi tutti nella lotta contro i Turchi per la libertà dell’Albania e il salvamento dell’Europa. Alla sua morte non uno solo potè trattenere le lagrime. La Regina e il figlio
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lacchi e di Ungheresi, superstiti della battaglia di Varna, affamati e scalzi, si rifugiarono in Albania nel cuore dell ’inverno. Scanderbeg fece quello che potè per questi sventurati. Li raccolse, li vestì e li rimandò ai loro paesi per la via di Ragusa. In questa maniera gli ostacoli frapposti dai capi albanesi da una parte e il tradimento di Brancovich dall’altra impedirono a Scanderbeg
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o l’alfabeto, le scienze e le arti agli sventurati, ma gloriosi popoli albanesi , dalla generalità riguardati come i più rejetti, selvaggi e barbari esseri del Mondo 1 1 Svariate sono le versioni che coi nostri esami abbi am raccolto intorno alla parola Albania e Albanesi. Noi riporteremo in primo luogo quel che riferisca su tal riguardo Plinio ed altri antichi scrittori. Nel libro 116 C. 13 questi riferisce
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— 14 — « mitive età storiche c’incontriamo nelle Tribù dell’Epiro, al « Nord di queste nelle ancor più selvagge degli Illiri padroni « del Paese, che Albania si addomanda. » Il Colonnello Leaehe ha diffusamente parlato degli Albanesi, ma sempre di quelli vicino al Montenegro, di quelli dell’Epiro e degli altri presso Erzegovina e Bosnia dichiarando con poca o nessuna serietà
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MOVIMENTI DI GUERRA NEL MEDITERRANEO 265 Ciatalgia (a 40 chilometri da Costantinopoli). Contemporaneamente i Serbi riportavano la vittoria di Kumanovo, si impadronivano di Uskub (nome turco dell’antica Skoplje, patria dell’imperatore Giustiniano), e poi di Monastir (l’antica Betolia), mentre un altro loro esercito prendeva Novi Bazar e unitosi coi Montenegrini penetrava nell’Albania e assediava
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di avvenimenti che toccano il suo avvenire. Le questioni che toccano il nostro paese, e che sorgono più impellenti ad ogni aggravarsi della situazione, sono assai complesse. Per citarne una, può l’Italia, dopo d’aver mostrato intenti e propositi sullo statu quo in Albania , disinteressarsi di una lotta in cui si trovi impegnata una parte della nazione albanese ? Or ecco quello che va succedendo. Nel progetto
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. A questi fatti, che ebbero una grande eco in Europa , si aggiunse un rincrudimento assai notevole di torbidi e di tumulti in Albania, specialmente a Dibra, dove, oltre che la destituzione del-1’ Arcivescovo bulgaro , ritenuto presidente del Comitato segreto rivoluzionario, si chiedevano, come ad Ipek , la diminuzione dei tributi troppo gravosi, riforme amministrative e scuole nazionali. Per non far prendere maggiore sviluppo
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; quantunque la Nazione Allánese si mostrasse allora più che mai convinta che anche per l’Albania brillava una stella benigna nel cielo, e che il Proclama, da noi già riportato , non era tale da dar luogo nè a sospetti da parte della Porta , nè a g-elosie fra patrioti albanesi, bramosi di unire in un sol fascio le loro forze esuberanti, e col prestigio di una sola bandiera, di esser parati ad ogni evenienza
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1904
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— 266 — Albania si vanno formando delle agglomerazioni e delle agitazioni promosse da qualsiasi parte, ed atte a mettere in pericolo la pace di quella provincia, il Governo adotterà disposizioni che serviranno a metter fine agl’intrighi. L’Italia ha torto di credere all’occupazione dell’Albania da parte dell’Austria; quantunque non possa neg’arsi che, dominando l’Italia tutta una costa
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