— 31 — La Tenuta di Casanova della superficie di circa 2523 ettari, in massima parte in territorio di Carmagnola per l’importanza delle trivellazioni fattevi per bonifica agraria, merita un cenno storico. Tale Tenuta, formante un altopiano ondulato allo stato di terreno quasi incolto, fu donata, nel 1142 dai Marchesi di Saluzzo, ai Monaci circercensi che oltre a costruirvi una specie di Monastero, vi svolsero un’attiva opera agraria dissodando il terreno, aprendo strade, ecc. Nel secolo XV fu ridotta a Commenda assai ambita e fruttuosa, ma coi soliti abusi; nel 1743 fu riedificato il Convento; nel 1770 una parte dei proventi fu destinata all’Università di Torino da Papa Clemente XIV. Nel 1793 l’Abbazia di Casanova fu da Papa Pio VI sciolta, in parte diventò Parrocchia e in parte passi) all’Eco-nomato generale dei Benefizi ecclesiastici di Torino che la vendette al Duca di Monferrato, ma una parte fu incorporata nel Demanio dello Stato. Con Vittorio Emanuele 1° tutti questi beni furono dinuovo riuniti sotto l'Economato generale, poi ritornarono alle figlie di V. E. Nel 1856, con Vittorio Emanuele 11« il Monastero fu convertito in Villa reale, ma nel 1888 tutti i beni furono venduti al R. Economato, finché nel novembre 1920 la Tenuta di Casanova (con quella di Molinasso) fu trasferita al patrimonio dell’Opera Nazionale dei Combattenti. Per dettagli veggasi « La trasformazione fondiaria di Casanova » (Ed. l’Opera Nazionale Combattenti), Roma, 1928. La Tenuta in questione in gran parte dissodata e resa abbastanza fertile dai Monaci circercensi, in seguito diventò un latifondo male ed incompletamente coltivato, male e poco irrigato, con pozzi profondi pochi metri e quindi inquinati ; solo in questi ultimi anni si pensò ad un serbatoio col Rio Venesina. Il terreno della Tenuta è agrologicamenle non molto buono, per sovrabbondanza di sabbia, mancanza di calcare, povertà di sostanze organiche e di azoto; ma varia molto da luogo a luogo, se nei bassipiani o nei piani un po’ più elevati, ecc. Per la bonifica della Tenuta si passò al suo frazionamento in diversi poderi ed alla loro razionale coltivazione, oltre che all’estra-zione di buona acqua potabile (Vedi: Geoidrologia, Voi. I, p. 14-18 e Voi. II, p. 6-8) con risultati diversi secondo i pozzi, con salienza dell'acqua a circa —5 m. sotto il piano di campagna; la jalda acquifera si presentò spesso più ricca nella parte superiore della serie stratigrafica che in quella inferiore, più antica; per cui si potè pensare anche alla parziale irrigazione della Tenuta, divisa, per questo proposito, in due comprensori: uno destinato a coltura asciutta (ter-