XVIII Prefazione rori, quelle ingiustizie, che, nonostante tali sforzi, penetrarono tuttavia nei trattati di pace e li resero, ormai tutti lo riconoscono, non felici e caduchi. Senonché sta di fatto che, anche oggi, dopo quasi venti anni dalla pace, mentre la mole dei volumi stranieri sulla guerra e sulla pace è addirittura strabocchevole, e gli elementi per la documentazione politica sono venuti anche da parte dei maggiori uomini di Stato delle varie Potenze o dagli alti funzionari di fiducia di questi uomini (basti ricordare i volumi di Clemenceau, di Poincaré, di Lloyd George, e quelli di Tardieu, di Baker, di Hankey e via via), il contributo italiano è tuttora scarso e qualche volta tendenzioso, e mancano ancora le testimonianze di alcuni dei maggiori uomini politici italiani, le quali potrebbero recare luce su molti punti ancora oscuri di quegli anni memorabili. Mancano infatti le memorie di Sonnino, riservato e silenzioso per natura, il quale fu il solo fra i ministri degli Esteri che ebbe continuità e responsabilità di governo tra il novembre 1914 e il giugno igig; mancano le memorie di Orlando, che si è imposto un dignitoso silenzio 0 ha fatto appena cenni frammentari alle complesse vicende della Conferenza della pace; e di Salandra, che, in questo storico periodo, fu anche delegato per la pace, non abbiamo che due preziosi capitoli sulla neutralità e sulla prima fase della guerra italiana. Appena da pochi mesi è uscito, sotto il titolo Guerra diplomatica, il volume di ricordi e di documenti diplomatici dovuto al conte L. Aldrovandi, che fu capo di gabinetto del ministro degli Esteri Sonnino, nel periodo dell’intervento e della guerra, e poi segretario italiano della Conferenza della pace; prezioso volume, che ha rivelato molti dietroscena della guerra e della pace, e