r» u r RUR BÜR 107 nhardus, il C. I!eremita e ¡1 C. Diagenesi che trovami abitare in diverse conchiglie di mare univalvi, prive del loro animale. Le conchiglie per lo più sono le nominate da'Sistematici con nome generico Trochi; Turbini; Buccini etc. Trovo che l’Abbate Alberti chiama qneslo animale parasito Cancello e Granchiessa o Granchieìlo. ¡Nell' Istria i pescatori chiamano Papo l'animale che annida nella conchiglia, e Scar-noBoi.E quelle conchiglie che hanno il granchio parasito. BULO, s. m. (Forse dal germanico Btihl, amadore, galante) Vagheggino ; Bell’imbusto; Profumino, Uomo attillato, che sta in sulle mode. Più frequentemente significa Bravo ; Cagnotto; Sgherro; Smargiasso; Taglia-cantoni, Uomo che fa il bellumore e il prepotente, V. Cortesàn. BULO DE MAH, s. m. detto anche Rarù-sola, T. de'Pesc. e complessivo di due differenti specie di Conchiglie marine unival-vij del genere de’Murici, distinte col nome di Bolo maschio, Bolo feiuena, cioè il Murex trunculus e il Murex brandaris, Linn. Queste due Conchiglie vengono accennate con qualche altra dal cavaliere Rosa e da altri, come quelle dalle quali si traesse il color di porpora degli antichi; su di che i moderni hanno qualche dubbiezza. V. PoRCELETA. BULO ORANDO DE MAR, V. Porcela. BUORA, V. Rora e Borìn. Al corpo de santa boora , Maniera di affermazione o di giuramento scherzevole, I usata in antico e scherzevolmente dal no- i stro Calmo, eh’è quanto dire Affé ; Per mia fè; Per Giove; Per Bacco e simili. RUOSA, s. f. Voce ant. che dicevasi già tre secoli in Venezia per Rosa, Buca. BUOVO D’ANTONA. Nome favoloso d’un celebre cavaliere inglese, figlio del Duca Guidone d'Antona, le cui gloriose gesta sono celebrate nei Reali di Francia, ove si riferisce per ultimo, che dopo molte valorose imprese Ruovo ebbe la sventura di essere ucciso con una pugnalata dal di lui fratello uterino Galione, mentre stavasi orando ginocchioni in una chiesa. Dal qual fatto il proverbio nostro, Andar come l’a-nejta de Rcovo d’Antona, cioè Perire. BUÒVOLO, Voce triviale, V. Bùv OLO. HI RASCÀDA, v. Borascàda. BURATA, s. m. o HcràtOj s. f. Frullone o Abburattatoio, ed anche Buratto. Strumento di legname fatto a guisa di cassone, dove per mezzo d’un Burattello di stamigna scosso dal girar d’una ruota, si cerne la crusca dalla farina; forse detto Frullone dal romore che nel girar fa la ruota. El xe dna burata , È utiu lingua di frullone: cioè Parla a salti e a intoppi. ZoGÀR A BURATA, V. ZoGÀR. BURATÀDAj 8. f. Abburattamento, L’abburattare. Dar una buratada a qualcun, detto per similit. Agitare; Dimenare; Scuoter uno, ' Muoverlo in qua e in là con qualche violenza. BURATAORA, s. f. Frullone, V. Burata. Burataora. direbbesi per agg. a persona nel sign. di Chiacchierone; Ciarlone; Loquace , V- Chiacolòn — Lingua dì frullone, Di chi parla a salti o a intoppi, coni’è il rumore che fa il frullone. BURATÀR, v. Abburattare o Burattare, Cernere la farina dalla crusca col mezzo del Frullone. Stacciare, si dice Quando s’adopera lo staccio. V. Tajiiso. Ruratàr qualcun, Abburattare alcuno, vale Malmenare, Dibattere, Scuotere. Buratarse , Abburattarsi, vale Dimenarsi, dibattersi, come fanno i rognosi o chi sente pizzicore o prurito per la persona. RURATARA, Lo stesso che BurIta, V. BURATÈLO, s. m. Ciriuola, Anguilletta sottile —- Ciecolina, chiamasi l’Anguilletta sottilissima. BURATIN, s. m. Burattino, Figurino o Fantoccio di cenci o legno, che da’ciarlata-ni si fa giuocare e parlare. Quel dai buratini, Burattinaio, Colui che rappresenta commedia co’burattini. Casoto da buratini, V. Casùto. ZoGÀR AI BURATINI O AI PURICINEI, V. Zo-GAR. V. Purichin¿la. Fracurrado, chiamasi un Fantoccio di cenci o di legno, simile a burattino, cho non ha piedi, ma solo il fusto, con cui fanno i lor giuochi i Bagaltellieri. Boratìn, detto a Uomo per ridicolo, Fantoccio; l\'ibbiaccio; Uccellacelo; Zugo, Uomo stolido, leggeri e da nulla, e che si lascia aggirare. Saltamartino, dicesi a persona sventata. Buratìn da farina, Abburattatore, See-veratore e Cernitore, Quegli che abburat-j ta la farina col frullone. Para via ruratÌn, V. Parar. Far da zane e da ruratìn, V. in Zane. BURATÌNA, s. f. Abburallaia, Colei che abburatta la farina. BURATÌNA, s. f. Buratto, Luogo dov’è il frullone da stacciare la farina. BURATO, V. Huràta. RURCHIELO, s. m. Burchiello. Barca piatta, coperta, con cui si viaggia ordinariamente da Venezia a Padova pel fiume Brenta — Burchielletto è il piccolo burchiello. BURCIIIETO, s. m. Piccolo burchio. Rurchif.to, T. de’Lattai, Zangola, Quella specie di secchia, in cui si dibatte il latte per fare il burro. V. Rizzùla. BURCHIO, s. m. Burchio, Harca forte da carico, con un coperchio nel mezzo, detto in vernacolo Tif.jio o Felce , di tavola immobile, co’ suoi ricetti in poppa ed in prora, per uso di dormire. Burchio da fesse , Vivaio, Specie di barchetta o battelletto tutto coperto e traforato, dove si custodisce vivo il pesce preso. Serbatoio, s’appropria agli uccelli. V. Caroca. Andar in burchio, V. Andar. A burchi, detto a modo avv. A barelle; A bizzeffe; I balle; A ribocco; A rifuso; ¿1 corra. Abbondantemente. BUREGOTOLO, Dar cn rurf.gotolo de bastonar, Dar sudice o vecchie bastonale ad alcuno, per dire Forti, sode e senza discrezione. BUREGOZZO DA PESSE, Lo stesso che Burchio da pessr, V. Bureuozzo da quagir, Gabbia, Arnese di tavole quadrato, fatto a guisa di stia, ma bassa e ricoperta di tela ordinaria, dove si tengono custodite per ingrassare le quaglie, e in tal significato potrebbe dirsi Serbatoio. V. Gabiùto. BURELA, s. f. e per lo più Borf.lr in plur. lo stesso che Rorela, V. BURÈLO, V. Borèlo. BURELÒTO, V. Boreloto. BURIDÒN, V. R ORIDÒN. BURLA, s. f. Burla; Scherzo; Gabbo — Cilecca è propr. la beffa che si fa altrui, mostrando di dargli che che sia e non glie- lo dando. Far una bruta burla, Fare una pazza burla, vale Hestiale. Da burla, Detto avverb. Da burla; A gabbo ; Da scherzo ; Da scherno ; Per giuoco; Va motteggio, Contrario di Da vero o Da senno. Far le cosse in burla o con disinvoltura, Reggere alta celia, Non averla per male; che anche dicesi Pigliar in beffa, in baia, a gabbo, in giuoco, in ischerso. BURLA, V. Cogionà e Minchiona. Restàr burla, V. Restar. BURLADA, s. f. Scornacchiata; Scomac-chiamcnlo, Irrisione, Berteggiamento. Chiapàr una bela burlada, Farsi scorgere, Farsi burlare o beffare. V. Cogionàda. RURLANDOTO, Lo stesso che Sgarafòh, V. BURLAR, v. Burlare; Minchionare; Beffeggiare; Beffare; Berteggiare; Scornacchiare; Scherzare — Tornar a burlar, Ri burlare. In altro sign. Farsi gabbo, Pigliare a gabbo; Motteggiare; Berteggiare; Gabbare; Infinocchiare ; Dar la berta o la burla o la baia o la ciancia. Far cilecca, Mostrare di dar altrui che che sia e non glielo dare, o non fare quello che s’è promesso. Farse burlar, Farsi scorgere; Far far beffe di sé; Far belle le piazze; Far bel- lo il vicinato, Farsi deridere— Farsi frustare, vale Farsi beffare per qualche scempiaggine o azione fatta a sproposito. Rurlarse da so posta, Mangiar cacio o del cacio , dicesi figur. e vale Pigliar errore a suo danno. A no se burlar, Maniera fam. che anche dicesi A no se cogionàr, vale A dire il vero; A vero dire; Fal lando sul serio, Lasciando lo scherzo o le barzellette. RURLENGA, s. f. Voce ant. Pula; Favola; Erba trastulla, Invenzione piacevole detta ad inganno.