712 Discorso Tittoni alla Camera [13. VII. 19] e di evitare «atti irriflessivi e non amichevoli o addirittura contrari al diritto delle genti », che indebolirebbero la nostra posizione e, se ripetuti, la renderebbero insostenibile. A proposito di dolorosi fatti più recenti, si è associato alle dichiarazioni fatte molto opportunamente da Pichon alla Camera francese (in contrasto stavolta col suo presidente), dichiarazioni di amicizia verso l’alleata Italia. Tittoni ha rivolto parole cortesi alla Francia. Ma in sostanza ha dichiarato di poter dire poco, per non compromettere le trattative in corso: dirà tutto a suo tempo. E la Camera 10 ha applaudito. Ha parlato in Senato Maggiorino Ferraris, difendendo la sua mancata opera di ministro degli approvvigionamenti di un giorno. Il Parlamento discute molto; gli attacchi a Nitti sono numerosi, ma egli avrà certo la maggioranza. 13 Luglio. Lavoro in ufficio, ma quando Volpi viene a trovarmi, mi vede di aspetto cosi stanco da indursi a portarmi, quasi di forza, al Bois de Boulogne a fare una lunga passeggiata. C’incontriamo casualmente coi comuni amici ing. conte Carlo Cicogna e ing. Adolfo Covi, notissimi elettrotecnici; il secondo mio valoroso collaboratore in impianti elettrici. Si fa insieme una lunga e simpatica chiacchierata. Alle 14,30 siamo alla Gare de Lyon. Arrivano Tittoni, Ferraris e Scialoja. Nel tardo pomeriggio mi reco all’Hótel Castiglione a fare il mio rapporto. Trovo Tittoni disteso su la solita lunga sedia a sdraio, e vicino a lui donna Bice. Gli racconto tutte le peripezie subite al Consiglio dei Cinque. Egli sorride dei miei sfoghi personali contro il «Tigre » e donna Bice si diverte più di lui. Ma Tittoni non si divertirà quando riprenderà 11 suo posto, che sono molto contento di riconsegnargli, a meno che Clemenceau sia guardingo con lui che, non so