[30.rv.19] Istruzioni di Sonnino 497 Questo telegramma, spedito prima del mio colloquio coi francesi, ma arrivato dopo il colloquio stesso, parla anzitutto dell’atteggiamento del popolo italiano e del voto unanime del Parlamento. Ripete poi parola per parola il discorso di Orlando, proprio nel punto in contrasto col memoriale Balfour, nel punto cioè in cui si attribuisce al dissenso tra gli alleati e l’associato l’impossibilità per l’Italia di addivenire alla conclusione della pace. Poi ci dice che la possibilità di pervenire ad una conclusione accettabile per l’Italia in via conciliativa, deve intendersi subordinata all’ottenimento della frontiera al Brennero e alla linea di displuvio delle Alpi, compresa Volosca e fino al confine di Fiume, e che oltre alle isole del patto di Londra devono «venire riconosciute in diritto all’Italia le città di Fiume, Zara e Sebenico ». Soggiunge: « La discussione potrebbe solo riferirsi alle modalità per arrivare alla effettiva attuazione di un tale diritto». Infine subordina la nostra partecipazione alla pace con la Germania, in via principale, all’adesione di Wilson, e in via subordinata, al consenso delle sole Potenze alleate, indipendentemente cioè da quello di Wilson, purché le Potenze alleate, cioè Gran Bretagna e Francia, « si impegnino sin da ora a riconoscere e garantire l’annessione dei territori sopra determinati, annessione in virtù di un atto di diritto pubblico interno. In seguito a tale consenso, noi potremmo intervenire nella conclusione della pace con la Germania» (1). Mentre stiamo leggendo e commentando tale documento, mi giunge un telegramma strettamente personale di Orlando, che sostanzialmente mi rimprovera di non inviargli sufficienti notizie e di assumere troppe iniziative. I due telegrammi fanno su tutti noi l’effetto di una doccia gelata. Ci guardiamo stupiti negli occhi che esprimono meraviglia e dolore. Leggono i nostri capi e meditano i nostri telegrammi collettivi, che per portare la firma di un (1) Vedasi documento n. 18. 32-