498 Telegrammi inopportuni [30.1v. 19] ministro, di tre ambasciatori e del segretario generale del ministero degli esteri sono da considerarsi come espressioni meditate di persone responsabili? Hanno essi riflettuto sulle parole gravi scambiate dai nostri ambasciatori coi ministri degli esteri, e con le più alte autorità diplomatiche delle Potenze presso le quali sono accreditati? Appare comunque certo che Sonnino ammette una discussione sulla base delle proposte francesi, ma disconosce totalmente il memoriale Balfour, ed impegnerebbe noi ad avventurarci su una strada che potrebbe sboccare soltanto in un clamoroso insuccesso. Non do importanza al telegramma strettamente personale di Orlando: consiglio ai miei colleghi del consiglio diplomatico di attendere la risposta ai telegrammi mio e di Bonin circa il colloquio coi ministri francesi, e però decidiamo di mandare, per questa sera, soltanto un breve telegramma collettivo che dia atto del ricevimento del telegramma di Sonnino n. 93; che richiami le nostre relazioni sul colloquio coi francesi; che dia due notizie di minore importanza, ma chieda esplicitamente al ministro degli esteri quale sorte abbiano i nostri telegrammi collettivi, per far sentire subito che il nostro stato d’animo è di viva preoccupazione in ordine alle nostre reciproche responsabilità (1). Rimandiamo a domani le risposte di merito. Però Bonin ci legge un telegramma che ha spedito a Sonnino in relazione al suo incontro con Berthelot, alto funzionario del ministero degli esteri francese, capo dell’ufficio di redazione dei trattati. Berthelot è addirittura costernato per la gravità della situazione creata dall’assenza della delegazione italiana (2). Con la constatazione che Berthelot ha ragione e che bisogna uscire subito da una situazione che sta diventando vera- (1) Vedasi documento n. 19. (a) Vedasi documento n. ao.