[23-IV.I9] Risposta di Orlando 457 varie ricomposizioni nazionali che la Conferenza della pace ha già determinato o si avvia a determinare, nessuno dei popoli ricostituiti conterebbe entro le nuove frontiere un numero relativo di genti di altra razza inferiore a quello che all’Italia sarebbe attribuito. Perché dunque proprio le aspirazioni italiane devono essere sospettate di imperialistiche cupidigie? « Ebbene, malgrado tutto ciò, la storia di queste trattative dimostrerà che una doverosa fermezza da parte della delegazione italiana non fu disgiunta da un grande spirito conciliativo nel ricercare quel generale accordo che essa vivamente ha desiderato. « Il messaggio presidenziale conclude con una calda dichiarazione di amicizia dell’America per l’Italia. Io rispondo in nome del popolo italiano, rivendicando fieramente questo diritto e questo onore che spettano a me come a colui che nell’ora più tragica di questa guerra gettò al popolo italiano il grido della resistenza ad ogni costo, e questo grido fu accolto con un coraggio e una abnegazione che hanno pochi riscontri nella storia del mondo; e l’Italia coi suoi eroici sacrifici e col più puro sangue dei suoi figli potè sollevarsi dall’abisso della sventura alle fulgide cime dalla più clamorosa vittoria. « È dunque in nome dell’Italia che io esprimo a mia volta il sentimento di ammirazione e di profonda simpatia che il popolo italiano professa verso il popolo americano.» Vittorio Emanuele Orlando Appena ebbe consegnato alla « Stefani » le ultime cartelle del suo messaggio, Orlando è sceso nella saletta da pranzo dei ministri. Vi siamo convenuti tutti quanti avevamo preso la grave decisione; e si è pranzato assieme. Orlando era taciturno, nervoso, assai affaticato. Gli altri discorrevano tranquillamente, ma a frasi brevi, secche, come si discorre fra gente in battaglia. Abbiamo fatto tardi e solo alle ventidue e mezza siamo usciti nel salone centrale