[io.iv.i9] La dottrina di Monroe 4°9 tica e che si riassume imperfettamente nelle parole: « l’America agli Americani ». Il riconoscimento della dottrina di Monroe nello statuto della Società è l’avvenimento del giorno, sentito come lo scoppio di una grossa bomba. Se ne discute animatamente in tutti i circoli, e la sera anche il grande salone del nostro albergo Edoardo VII presenta un’animazione maggiore del solito. Dovunque gruppi di esperti, di funzionari, di dattilografe, di giornalisti, e nel mezzo di ciascun gruppo un esperto più esperto degli altri in istoria della diplomazia, che spiega e discute la grossa questione. Ne parlano anche gli ambasciatori, ben inteso con maggiore autorità di tutti, e sono molto circondati. Ricorrono i ricordi dell’enunciazione di James Monroe, quinto Presidente degli Stati Uniti, che proclamò il 2 dicembre 1823 in un messaggio al Congresso: « La nostra politica è sempre consistita e deve sempre consistere nel non prendere parte alle guerre europee. Cosi ci siamo sempre astenuti dall’intervenire nelle Colonie, nei dominii dei vari Stati europei, e altrettanto faremo nell’avvenire. Appunto perciò non potremo considerare che come manifestazione di sentimenti ostili agli Stati Uniti qualsiasi intervento da parte degli Stati Europei negli Stati Americani che hanno proclamato la propria indipendenza, fatto allo scopo di opprimerli o di dominarne in qualsiasi modo i destini ». Due sono dunque i concetti fondamentali della dottrina di Monroe: nessun intervento americano nelle faccende europee, e divieto all’Europa d’intervenire nelle faccende americane, e non soltanto negli Stati Uniti ma in tutto il quarto continente, dall’Alaska alla Terra del Fuoco. Questo secondo concetto è molto contrastato dalle Repubbliche del Sud, che non tollerano la tutela dei fratelli del Nord. Il primo concetto è invece in pieno contrasto con l’intervento americano nella guerra europea, ed ora con l’alta direzione di Wilson nella conferenza della pace. Tutti