5°4 Pichón sollecita il ritorno [i.v.19] l’assegnazione di Fiume per 15 anni alla Società delle Nazioni è l’espediente per far digerire a Wilson una situazione che deve sboccare necessariamente nell’annessione all’Italia per plebiscito, tostoché il Governo italiano sia in grado di assicurarsene l’esito. Ma per quanto ciò sia ben chiaro nei miei telegrammi e in quello di Bonin, e per quanto io mi sia espresso chiaramente sulla mia intenzione di accettare soltanto una formula che dia garanzia assoluta dell’annessione di Fiume all’Italia entro un termine molto breve, escludendo anche il plebiscito, Orlando insiste nell’immediata sovranità dell’Italia su Fiume. Se andassi a dirlo ai francesi, la rottura sarebbe inevitabile. Sonnino è invece più transigente di Orlando. Nel suo te-gramma n. 93 dice: « Le città di Fiume, Zara e Sebenico devono essere riconosciute in diritto all’Italia: si può discutere sulle modalità per arrivare all’effettiva attuazione di tale diritto». Il plebiscito potrebbe, a mio avviso, essere una di queste modalità; un’altra potrebbe essere l’assegnazione alla Società delle Nazioni pel solo tempo stretta-mente necessario alla costruzione di un nuovo porto per la Jugoslavia. Espongo queste mie riflessioni agli ambasciatori e a De Martino e tristemente concludiamo che una volta di più Orlando e Sonnino agiscono separatamente e non sono d’accordo. Mentre discutiamo questa penosa situazione e cerchiamo una linea di azione nei supremi interessi d’Italia, giunge una telefonata urgente dal Quai d’Orsay. Pichon prega Bonin di andare subito da lui. Bonin ci lascia e ritorna poco dopo. È pallido e sdegnato. Narra come Pichon abbia ostentatamente premesso che parlava soltanto come ministro degli affari esteri di Francia all’ambasciatore d’Italia presso il Governo della Repubblica. Credeva opportuno informarlo che, in seguito ad un ritardo nella redazione del trattato, questo sarà presentato ai te-