[i.v.ig] Invito agli austriaci 5°5 deschi martedì 6 corrente in luogo di sabato 3. Soltanto a quella data avrà luogo il primo incontro dei negoziatori alleati con quelli germanici. Pichon insistette con evidente intenzione su questo differimento di data, ed espresse la sua opinione, accentuandola ripetutamente, che noi non avremmo dovuto a nessun costo abbandonare la conferenza. Bo-nin ebbe in un primo tempo l’impressione che Pichon, per ordini ricevuti, facesse un passo cortese per sollecitare il ritorno della nostra delegazione, ma lo facesse escludendo ogni intenzione ufficiale dei tre grandi capi. Allora Bonin riferì le voci correnti di imminente riconoscimento del Regno dei serbi, croati e sloveni e gli annunciò una sua lettera al riguardo. Pichon rispose che la questione si sarebbe presentata alla verifica dei pieni poteri che gli jugoslavi produrrebbero con quella denominazione, e che questa non poteva essere respinta. Mentre si discuteva su questo grave punto, Pichon fu chiamato da Clemenceau che era tornato al ministero degli esteri dalla riunione del Consiglio Supremo. Rientrato, Pichon tornò a ripetere a Bonin che parlava come ministro degli esteri e non come membro della conferenza, e gli comunicò che austriaci ed ungheresi erano stati invitati pel 12 e pel 15 maggio a Saint Germain per ricevere le condizioni di pace. Bonin protestò vivamente e Pichon non nascose la sua stessa sorpresa di così grave decisione dei Tre, che gli era evidentemente comunicata da Clemenceau in quello stesso momento. Non mi stupiscono le comunicazioni fatte da Pichon a Bonin perché le voci già corse stamane mi facevano prevedere qualche cosa di simile; ma i miei colleghi diplomatici, abituati ad attenersi soltanto alle comunicazioni ufficiali, sono profondamente sdegnati e addolorati. Siamo tutti d’accordo di essere ora di fronte ad una manovra combinata, che tende all’accerchiamento ed all’annientamento di ogni posizione diplomatica e di ogni prestigio dellTtalia.