202 Mantenere l’unione! [12.x1.18] mata senza possibilità di prepararne la ritrasformazione dallo stato di guerra allo stato di pace, si troverebbero a lottare ferocemente, in evidente stato d’inferiorità nel campo economico, contro i tedeschi, che non ebbero una sola macchina infranta e che, secondo le informazioni da me raccolte accuratamente, hanno sempre previsto e tenuta pronta sia la trasformazione delle industrie dalla pace alla guerra, sia il loro ritorno dalla guerra alla pace. I mercati europei, senza merci dagli altri continenti o con merci a prezzi elevati, potrebbero essere invasi dalle merci tedesche a buon mercato, e i vinti sul campo di battaglia diventerebbero i vincitori sul campo economico, anche approfittando del fatale invilirsi della loro moneta e della conseguente riduzione dei salari reali in tutto il centro europeo. Bisogna dunque tenere salda l’attrezzatura di guerra che è nelle mani di quattro dittatori dei viveri, e procedere ad immediati accordi commerciali fra alleati per trasformarla gradatamente, fino ad arrivare nuovamente alla libertà dei trasporti e degli scambi, senza deficienze nelle forniture e senza scosse pericolose. Bisogna procedere ad immediati accordi finanziarii per mantenere tutte le monete dei paesi vincitori al livello dell’attuale stabilizzazione di fatto, perché nessuno degli alleati approfitti delle debolezze altrui e il metro regolatore dei valori si mantenga il più uniforme possibile. Queste riflessioni mi hanno tanto angustiato che dopo consultazione con Giuffrida, con Morandi, con Stobbia, mi sono deciso a farne tosto partecipe il capo del Governo. Recatomi poco prima di mezzogiorno da Orlando, l’ho intrattenuto lungamente di si gravi questioni e ne ho avuto incoraggiamento a parlarne ampiamente in Consiglio dei ministri. Nel pomeriggio ne ho parlato anche con Nitti, che rimane pur sempre, come ministro del tesoro, il capo della politica economica del Governo. La cifra ufficiale del bottino di guerra fatto dal nostro