394 La missione Allizé a Vienna [6.1V.19] giorno e potrà allora pronunciarsi, non su voci, ma su fatti. » Questa conclusione di Lloyd George è giusta; ma è più facile sollevare il globo terracqueo con la leva di Archi-mede che far tacere i giornali, che impedir loro d’inventare panzane quando le notizie vengono a mancare. Anche Barzilai ha concesso un’intervista alla Morning Post sulle rivendicazioni italiane, intervista opportuna e molto chiara. Ha anche radunato all’albergo Edoardo VII i giornalisti inglesi presenti a Parigi, ed ha loro tenuto una utilissima conferenza. Giungono inquietanti notizie dalla Baviera, di scioperi e contro-scioperi o serrate, di mitragliatrici bolsceviche in posizione di sparo, di separazione dalla Germania. Nel pomeriggio Orlando ha avuto un lungo colloquio al ministero della guerra con Clemenceau sulle rivendicazioni italiane. Giungono notizie da Vienna sull’attività anti-italiana dell’inviato straordinario francese signor Allizé. Pare egli abbia per precipuo scopo di distruggere in Austria lo stato d’animo a noi favorevolissimo, che ebbe la prima sua origine nei miei numerosi invii di intieri treni di derrate alimentari a Vienna, morente di fame: invii effettuati dal giorno dell’armistizio di Villa Giusti, e cioè dal 4 novembre 1918, fino al giorno in cui poterono giungere i soccorsi americani. La Francia non ha fatto nulla per salvare le donne e i bambini degli affamati nemici; ora ha mandato un delegato a far cessare i naturali sentimenti di gratitudine del popolo austriaco, esagerando i piccoli conflitti derivanti dalla consegna di opere d’arte, anche di scarso valore venale, richieste da una nostra commissione. Cosi da ogni parte l’opera degli italiani si vede insidiata.