464 Invito dei tre a Orlando [24.1v.19] Gli dimostro che di fronte al messaggio di Wilson ed alla durezza di Glemenceau per l’applicazione integrale del patto di Londra, dando Fiume alla Croazia, il Governo italiano non può fare a meno di appellarsi a sua volta al Parlamento ed al popolo per tornare alla conferenza cogli attuali o con altri uomini muniti di massima autorità e di illimitati poteri Egli allora dice: « Orlando e Sonnino torneranno certamente. Ma almeno Lei non se ne vada. Resti qui con noi, che siamo Suoi amici. Lavoreremo insieme di buon accordo, come sempre abbiamo fatto, per il bene dell’Italia e di tutta l’Europa. » Gli stringo la mano, commosso a mia volta. L’assicuro che la mia amicizia per lui e per la Francia non si smentirà mai. Ma non gli lascio illusioni. « Sono membro del Governo italiano », gli dico a conclusione, « e seguirò sempre il mio capo. » Se ne va desolato. « Telefonatemi, » mi dice, « tenetemi informato di tutto. Farò altrettanto. Vediamoci ancora domani. Non ve ne andate. » Poco dopo, riunione della delegazione. Orlando riferisce che Lloyd George si è dimostrato assai amichevole. Ha manifestato la sua meraviglia per la mancanza di parola di Wilson ed ha insistito perché Orlando non parta. Teme che il messaggio presidenziale provochi scoppi d’indignazione in Italia, molto dannosi; e vuol cercare un componimento da annunziarsi subito per salvare la situazione. Orlando ha ammesso la possibilità di un rinvio della partenza se ne fosse richiesto per iscritto dai tre grandi capi, Wilson, Lloyd George e Clemenceau. Mentre si discute tra noi, arriva il signor Kerr, segretario di Lloyd George, con l’invito a Orlando firmato dai tre capi. La delegazione manda il conte Aldrovandi da Lloyd George a comunicargli che aderisce alla richiesta, ma che ritiene l’ulteriore trattativa di conciliazione si debba fare nel pomeriggio.