564 Risposta britannica [15V.19] materie prime indispensabili. Dichiaro che se la delegazione italiana non ottenesse compensi adeguati all’enorme accrescimento dei possessi coloniali francesi e britannici, l’opinione pubblica, che finora ha saputo meravigliosamente resistere a continuati intrighi germanofili e bolscevichi, e che da qualche tempo è fortemente agitata, proverebbe una gran delusione, con conseguenze pericolose per la continuazione dell’alleanza fra l’Italia, la Francia e la Gran Bretagna. Mi risponde Lord Milner dichiarando che le rivendicazioni italiane sacrificherebbero largamente gli interessi britannici. Dalla parte della Tripolitania la superficie del territorio reclamato è considerevole. La questione interessa l’Egitto e sarà studiata in modo speciale come toccante gli antichi diritti e gli interessi del Governo egiziano. Ma ciò che Lord Milner ritiene più grave, è la rivendicazione italiana dalla parte dell’Eritrea e della Somalia. Qui non si tratta più di una rettificazione di frontiera, com’è prevista dall’art. 13 del trattato di Londra: si tratta di sopprimere puramente e semplicemente due colonie, una inglese e l’altra francese, ciò che sorpasserebbe il mandato dell’attuale commissione. Lord Milner tiene a far osservare che la proposta italiana tende ad un accerchiamento completo dell’Etiopia. Infine la rivendicazione del Giu-baland interessa esclusivamente la Gran Bretagna, ma non si vede come giustificare la estensione di tale rivendicazione, qual è indicata sulla carta. Il punto capitale è la vallata del Giuba, vallata ricchissima, suscettibile di‘grande sviluppo, specialmente per ciò che concerne la coltura del cotone. La cessione della valle del Giuba comprenderebbe ugualmente la cessione del territorio ad occidente di tale fiume. I limiti di tale estensione, se una concessione fosse consentita, suggerirebbero uno studio minuzioso e profondo. Il ministro Simon stima dal punto di vista francese che le rivendicazioni italiane si prestino anzitutto alle seguenti osservazioni.