[i.v.ig] Intimazioni all'Italia 507 e gli ambasciatori della mia azione (1). È una enormità, perché tutte le nostre comunicazioni portano, oltre la mia firma, anche quella dei tre ambasciatori e di De Martino e ne traspare chiaramente che nulla io ho fatto se non nella più scrupolosa e completa collaborazione. Sono profondamente sdegnato e rispondo di conformità: poi De Martino mi fa adottare una forma più calma (2). Ma non è ancora ultimata la serie degli straordinari avvenimenti di questo tempestoso calendimaggio. Bonin, rientrato alle 20,30 all’ambasciata, in Rue Va-renne, mi telefona che Frazier, segretario del Presidente degli Stati Uniti, gli ha consegnato una lettera firmata da Wilson, con la quale Wilson invita il Governo italiano a nominare entro il 5 maggio un membro della commissione istituita il 27 aprile dai Tre per preparare il progetto di organizzazione della Società delle Nazioni e per altri oggetti. Contemporaneamente Lord Robert Cecil, primo delegato britannico nella commissione per la Società delle Nazioni, e, non bisogna scordarlo, ministro influentissimo del Gabinetto Lloyd George, fa tenere qui all’albergo lo stesso invito scritto e firmato all’ambasciatore Imperiali. Dunque Francia, Gran Bretagna e America hanno oggi fatto due intimazioni diverse, ma solidali, alla delegazione italiana e al Governo italiano, di rientrare nella conferenza della pace entro quattro giorni. Quattro giorni per la consegna in comune del trattato ai tedeschi; quattro giorni per rientrare nella commissione per la Società delle Nazioni. Bonin e Imperiali hanno subito telegrafato a Sonnino (3). Poco prima di mezzanotte giunge per via indiretta una nuova comunicazione di Pichon. Clemenceau e Lloyd George sono malcontenti perché il Governo italiano non ha loro dato comunicazione ufficiale del voto delle due (1) Vedasi documento n. 29. (2) Vedasi documento n. 30. (3) Vedansi documenti n. 31 e 32.