Trentesimaquarta. 303 Piacenza con efporre, quodper irrupùonem Paganorum (cioè de gli Un-gri ) & incuria quorundam honùnum quedam Precepta & 1 rifinimento. Car-tarum deperiijjent : riportò un Privilegio, d.:to in Corte Olonna nel Giugno deli’ Anno 905. o pure 906. di tutti i diritti e ftabili di quel fa-cro luogo , tamquam caòcm Cartarum & Preceptorum injìrumenta non juif-fent amiffa atque deleta. Ma non tutti proccurarono di provvedere alla lor indennità con quelli legittimi mezzi. Vi furono altri, che; lenza malizia accettarono Strumenti fpurii, fabbricati da qualche impoilore ; o pure fenza fcrupolo, e ad occhi aperti fullituivano in luogo de’vecchi perduti , i lavorati di nuovo . Quel che è peggio, altri non mancarono , i quali non ebbero diiHcultà di fingere antiche pergamene e Privilegi, 0 per attribuirli de’ non giulli Dominj, o per acquillarli un maggiore , ma fallò decoro . Imperciocché ogni tempo ha veduto , chi per brama di far comparire il-iuflre 0 più illulire l’origine, le prerogative, e la nobiltà della fua Famiglia, Città , Congregazione, s’è induilriato di provare con Documenti falli ciò, che non poteva con veri. A quello biaiìmevol mezzo altri parimenti ricorrevano per occupare la roba altrui, o per confervare la indebitamente acquillata. Né pure i Secoli noilri fi poOòno moiirare e-fenti da quella macchia; ma ne gli antichi tempi maggiormente avea voga e fortuna quello infame meltiere , perchè l’ignoranza dominava, e il difetto della Critica metteva in falvo le frodi della malizia . Molte Leggi veramente ebbero gli antichi contro i Falfarj, ed anche fra le Longobardiche una li truova, per cui fono condennati i Notai impofto-ri, e chiunque lì ferviva di falli Strumenti. Che fe un di quelli portato davanti a i Giudici era fcoperto viziofo, li forava, o (1 lacerava , acciocché più non tornaffe nel commerzio de gli uomini. Nella Par. II. del Tomo II. Rer. hai. pag. 50S. vien rapportato un inlìgne Placito tenuto in Roma nell’ Anno 998. fra i Monaci di Farfa, e i Preti di Santo Eullachio. Quelli produlTero una Carta falla . Chiarita che fu la fallirà , tenente Domno Abbate ipfam Chartam in manu, jujfu Domai Leonis tulit Leo Arcarius Sancia Apojìolicce Sedis cultrum , & Jignum Crucis in ea, abfcindendo per medium , fecit, & reliquit in manu Domni Abbatis in con-fpeclu omniwn ibidem rejìdemium , &c. Ma fomiglianti Leggi erano come ie tele de’ragni , dove facilmente fon coire molche e zanzare, ma dall’ ale e penne de gli uccelli fon rotte. Però l’Editto feriva la balia gente, fe volea combattere con Iilrumenti, che li fcopriiTero falli, e fi puniva chiunque li folle trovato fabbricatore di merci tali ; ma i Grandi godevano qui una buona efenzione . E fpezialmente non li recava noia ad alcuno, allorché la gente, non per guadagno, ma per fola brama di gloria mettea fuori delle Impollure. Udiamo ora Meniìg. Fontanini., il quale Vwdie. amiqu. Diploni. pag. 58. pretende: Diplomata fpuria ex and-