[16.V.19] Sono incaricato di trattare con Trumbic 567 barazzi alla conferenza. Certo la battaglia diplomatica richiederebbe uomini di grande energia, non fisicamente depressi e mancanti di autorità come sono ora, purtroppo, Orlando e Sonnino. Mi persuado sempre più che soltanto uomini nuovi possano risolvere la situazione. 16 Maggio. Alle nove Orlando mi fa chiamare. Mi comunica in modo asciutto che gli americani hanno proposto come solo mezzo risolutivo delle difficoltà con gii jugoslavi un’intesa diretta fra i due Governi, jugoslavo e italiano; che questa intesa deve aver luogo oggi stesso e che di conseguenza oggi nel pomeriggio devo trovarmi con Trumbic. Mi saranno telefonate dall’Hótel Crillon, sede della delegazione americana, la località e l’ora dell’incontro. Bisogna mantenere il massimo segreto. Non nascondo a Orlando il mio grande stupore e gli chiedo perché ha proprio delegato me, che sono già sovraccarico di lavoro e di responsabilità. Mi risponde: «Non sono stato io a sceglierti. È stata la delegazione jugoslava in una sua seduta di ieri sera. Essa tiene in particolar modo a trattare con te ». Il mio stupore cresce a dismisura. « Ma io ho sempre litigato con Trumbic, dovrei essere il meno adatto a fare da paciere ». — « Che vuoi farci? È cosi: preparati, e arrivederci ». Vado a comunicare a De Martino ed agli altri miei più stretti collaboratori, Stabbia e Rondoni, della cui segretezza sono sicuro, la straordinaria notizia. Mi consigliano la massima calma e cortesia verso l’avversario. Ma non ho tempo di prepararmi, perché alle dieci s’inizia una solenne seduta del comitato per il riassetto generale d’Europa, nominato dal Consiglio Supremo economico. Vi si deve discutere un progetto britannico di Zollverein, ossia unione doganale, fra tutti gli Stati che già facevano parte della monarchia absburgica.