Decisione circa il Reno [23.1v.19] fuori fatti sempre più interessanti. Spira aria di fronda in molte delegazioni. Quasi tutte le piccole nazioni, che furono totalmente tagliate fuori dalla preparazione del trattato, si sentono offese nel loro amor proprio. Ma anche importanti Stati sono insoddisfatti. È anche vero però che ieri l’ultima delle grosse questioni che dividevano la Francia dall’America e dall’Inghilterra è stata risolta. Infatti ieri il Consiglio Supremo ha deciso in merito alla frontiera renana. Lo Stato Maggiore francese, con Foch alla testa, ha sempre sostenuto ed ancora sostiene che la Francia può ritenersi sicura contro un nuovo attacco tedesco soltanto se sarà protetta dal largo corso del Reno, dominandone i passaggi. Ciò porterebbe all’annessione più o meno larvata delle ampie provincie tedesche situate al di qua del Reno ed a creare un’Alsazia-Lorena a rovescio. Clemenceau ha difeso fortemente la tesi che la frontiera tedesca fosse fissata al Reno, ma poi si è rassegnato perché Lloyd George gli ha offerto, e Wilson ha confermato, due capitali garanzie alla Francia, e cioè l’occupazione dei territori tedeschi ad ovest del Reno e delle teste di ponte ad est, con forze militari interalleate, per la durata di 15 anni, e un trattato di alleanza cogli Stati Uniti che sarà seguito da un trattato di alleanza con la Gran Bretagna. L’associato e l’alleato assieme garantiscono l’immediato intervento americano e inglese in caso di aggressione non provocata da parte della Germania. Con tutto ciò le difficoltà della conferenza sono lungi dall’essere finite. Oggi sono in rivolta contro i tre grandi capi — Wilson, Lloyd George e Clemenceau — i giapponesi per la questione dello Sciantung, i belgi per la questione di Malmedy e per le riparazioni, e i greci per la questione dell’Asia Minore. Se tutti i malumori si unissero per una azione comune, i tre grandi capi si troverebbero in condizioni molto difficili. In assenza di Orlando, essi hanno oggi approvato le