[12.V.19] Flotta mercantile austriaca 551 Il nostro Paese si è come svegliato da un sogno, il giorno in cui Orlando e Sonnino hanno dovuto tornare a Parigi, e infrange gli idoli che ritiene bugiardi. Al nostro Paese incombe la crisi politica, ed anche una grave crisi economica. Come ministro degli approvvigionamenti e come delegato in tutte le riunioni internazionali economiche dal novembre 1917 in poi, ho potuto, con prestiti e forniture a pagamento dilazionato, ammontanti complessivamente a oltre sei miliardi, nutrire il Paese e l’esercito, e impedire, nei limiti del ragionevole, aumenti importanti nel costo della vita. Ho stabilizzato i cambi a 30,31 per la sterlina, dal settembre 1918 a tutto il 21 marzo scorso, ma gli ultimi prestiti, dei quali uno ottenuto da me per l’intervento personale di Wilson, e l’altro ottenuto da Stringher a Londra in seguito a tutto il lavoro di preparazione fatto qui, non hanno avuto pronto effetto, cosi che dal 22 marzo i cambi hanno cominciato a salire a 30,81, poi a 33,06 il 29 marzo, e a 34,56 il 31 marzo. Con l’introito di nuovi dollari e sterline, ottenemmo una nuova stabilizzazione dei cambi dal 31 marzo al 27 aprile. Ma or sono due settimane dovemmo permettere un nuovo rialzo ed ora siamo vicini a 36 lire per sterlina. Il rialzo del costo della vita in Italia diventa minaccioso. Il mio posto di ministro degli approvvigionamenti è in Italia, non qui, poiché l’attuale nostro dissenso con Wilson c’impedisce ogni nuova trattativa finanziaria con l’Ame-tica e con l’Inghilterra. Posso tentare accordi soltanto con gli Stati dell’America del Sud, ed è ciò che farò subito. Decido perciò di parlare molto chiaro ad Orlando, che del resto ho già nei giorni scorsi tenuto al corrente. Ma anzitutto devo parlargli del naviglio adriatico. Alle nove scendo da Orlando, che mi riceve in camera da letto. Vedo che oggi la sua forte fibra sostiene il morale; e mentre si veste gli espongo la necessità di affrontare davanti al Consiglio Supremo la questione della flotta trie-