ClNQUANTESIMASECONDA. 135 ma ne’Secoli barbarici prima del 1100. non apparifce che forraaflero Corpi- A me par verifimile, che le Repubbliche d’Italia nel loro na-fcere , e vie più allorché furono adulte, imparaffero molti de’codumi de’vecchi Romani e Greci, e fra gli altri quello di formar varj Collegi d’Arteiìci. Plutarco offervò, che Numma Pompilio Artiumdivijionem excogitavit, Tibicinum, Aurificum, Fabrum, Tinclorum, Sutorum, Cerdonum, Fabrum aranorum, & Figulorum. Reliquas vero Artes in unum redigens, limi m ex his Collegium injìituit. Anche Alettandro Severo Augudo per te-ftimonianza di Lampridio, formò in Roma i Corpi, cioè le Società e i Collegi de gli Arditi ; e di là poi venne il nome de’Corporati nel Codice Teodoiiano, e preiìo altri antichi Scrittori. Rinovarono dunque gl* Italiani quello coftume. Ed allorché o fi temeva di qualche tumulto o fedizione nella Città, o fuccedeva 111 fatti qualche movimento, ogni Ar-tifta prefe l’ armi correva al Gonfalone e Gonfaloniere della propria Arte , gridando tutti: Vivano i Arti e il Popolo. Abbiamo dall’Aulico Ti-cinenfe nel Tomo XI. Rcr. ¡tal. che quefti Collegi dell’ Arti erano anche chiamati Paratici : dal che fi può ricavare, che non fotte preffo gl’ Italiani Paraticum lo il e ilo che Paragium, come ièmbra aver creduto il Du-Cange. Quefti Paratici, feguita adire eiTo Aulico, habent Jua Statina y eorumque Jìngula eli^unt Conjules fuos, & Seniores i cjuos Antianos appellante & aliquem de Sapientibus & Majoribus patronum habent, cui de cerio Jalario providetur. Così nell’Anno 1259. come fcrive Galvano Fiamma nel Mdiùp. Fior. Cap. 293. Tom. XI. Rer. Ital. Martinus de la Tur-re juravit An^ìanariam & Dominium Credentice & Paratìcorum Mediolani. Cioè fu egli eletto Capo e Condottiere del Popolo di Milano contro la Fazion de’Nobili. Truovati fasta menzione de’ Paratici anche in una Carta Ferrarese del 1208. nella Differtazione XXX. Così nella Cronica Milanefe MSta, che tengo preiTo di me, iì legge: Nobiles, idsjì Canna & Valvajores, non JuJhncntes, quod Paratici ehge>ent Conjules, hoc jus ad Je convenerunt. Finalmente quefti medefimi Artidi erano i Direttori della Pace e della Guerva ; Stabilivano Leghe co i Vicini; e talora non permettevano, che alcuno de’NobiIi, o almen de i più Potenti, foile ammetto a i Magiftrati. Che sdegno e rabbia da un tal rigore iì svegliaffe alle volte nel cuore della Nobiltà, anche tacendol’io, ognun fel può figurare. Però per rientrare a parte del Governo , o per occuparlo tutto , continuamente i Nobili formavano delle mine, ora con felice, ed ora con infelice Succedo. E qui accade una Singolarità, che non fi dee lafciare Sotto Silenzio. Cioè allorché i Nobili aniiofamente afpiravano a i pubblici Ufizj ed onori, nè altra via feorgevano per ottenere l’intento loro, non pochi di eifi ufarono di far iscrivere il loro nome nelle dette Arti ( il -he per lo più non era vietato ) e così annoverati fra gii Ar- Dif Lai T. Ili. I 3 nfti