XI Annali, cioè che foffer veri Parrochi, e Rettori di Chiefe Rattcfimali, c Diaconie. Ma quello, diiTi e torno a dire, è un vero abbagliamento. E che fia vero: tratta il Tom.mafini, ( i. 11. c. 115. «.7. ) de’Cardinali della Chiefa Romana -, dopo'aver parlato con S. Gregorio di quelli delle altre Chiefe; e valendoli d’un luogo di Giovanni Diacono fa veder chiamati Cardinali fino i Suddiaconi : Ex Subdiaconibus vero Glorìofum OJlioe, Faujlum Capucc , Petrum Trecis , & Qaflonum A rimini . Solis Dia.-combus Apojlolicce Sedis fuper hac quodammodo parte parcebat . Or chi direbbe mai, che i Suddiaconi della Chiefa Romana fodero Cardinali ? Erano ragguardevoli anch’effi, e fette di loro fecero per molti Secoli l ufizio di Cantori, onde è celebre il Primicerio, e la fcuola de’Cantori ; ma non mai ebbero parte nel facro Collegio de’ Cardinali preti , divifi a fette per Chiefa Patriarcale , fuorché nella Lateranenle , a cui erano addetti 1 fette Vefcovi Suburbicarj ; e de’Cardinali diaconi diftribuiti nelle 18. Diaconie, formando tutti infieme il Collegio di 53. facri mini-ilri del Romano Pontefice tanto celebre ne’ Concjlj Romani , ove do-veano intervenire, colla fola differenza tra’preti e diaconi, che quelli nffiitevano al conciiloro in piedi, e quelli ledevano; e perchè dal loro corpo era eletto il fommo Pontefice, ed eglino fleffi n’erano da prima i principali , e pofcia divennero i foli Elettori. Quelle cole non fono ignote all’Autore. Perciò de’foli preti e diaconi afferma, eh’erano veri Parrochi, e veri Rettori. Ma s’egli aveffe fatto ribellione a quello luogo di Giovanni Diacono , il qaale egualmente chiama .Cardinali i fud-diaconi, che i diaconi e preti; avrebbe conofciuto, che non dalla parrocchia, e rettorìa procedeva il nome di Cardinale nella Chiefa Romana ; ma bensì da effa Chiefa capo e centro della Chiefa Univerfale . S. Leone IV. non lafcia dubitarne : mentre nell’ allocuzione al Concilio Rom. celebrato 1’ an. 853. dice efpreffamente: Anajìafiuspresbyter Cardinis nojiri, quern nos in titulo B. Marcelli martyris, atque Pontijicis ordinavimus. Quella è la cagione, per cui S. Gregorio Magno richiedeva il con-feniòdi quei, che promoveva al Vefcovado , come atteila il medefimo Giovanni Diacono preffo il Tommafini nel luogo fopracitato: Ne fub hu-jusmodi occajione quemquam eliminando deponere videretur . Pofciachè invidiaci cofa era l’effer Prete o Diacono nel Cardine della Chiefa di Gesù Criilo, o fi a della Santa Sede Apoilolica, ove rifedeva il di lui Vicario, fucceffor del Principe degli Apolidi. E fu mellieri proibir con Decreto Sinodale ( diji. 79. c. 5. ) agli ileffi Vefcovi di non pretendere a que’ gradi cotanto fublimi. Ma riferberò alcuna cofa per le note della Diff. 61. come luogo più opportuno. Dal fin qui detto però s’intende, che il nome di Cardinale anticamente comune a’Vefcovi, e preti, e diaconi d’altre Chiefe, lopra ’1 cui vero lignificato fon tanto di-Icordi gli Autori, falfamente fi pretende dal nollro di averlo egli folo ca- pito,