r > 5-v-19] Risposta francese 565 Per ciò che concerne la Tripolitania, esse possono essere esaminate dalla Francia con il desiderio di darvi la più larga soddisfazione. Per ciò che concerne la Somalia, non possono al contrario essere ammesse. Gibuti è per la Francia un punto d’importanza capitale su la strada dell’Indocina e di Madagascar. E la ferrovia di penetrazione in Etiopia è stata eseguita con denaro francese. La Francia non può rinunciare né a tale ferrovia né al suo capolinea, Gibuti. D’altronde l’accerchiamento dell’Etiopia con possessi italiani priverebbe la Francia e la Gran Bretagna di quella parte di influenza che è loro assicurata dall’accordo del 13 dicembre 1906, ciò che non è ammissibile. De Martino chiede se la Gran Bretagna è disposta ad assumere impegni circa l’indipendenza dell’Arabia, che interesserebbe l’Italia per la vicinanza dell’Arabia all’Eritrea. Il presidente Milner risponde che la questione sorpassa il mandato della commissione. De Martino fa osservare che le rivendicazioni italiane includono le isole di Farsan nel Mar Rosso, presso l’Eritrea. La Germania aveva pensato anni or sono di stabilirvisi, e vi rinunciò per le obbiezioni sollevate contemporaneamente dal Governo britannico e dal Governo italiano. Dopo la disfatta della Germania, l’Italia si crede in diritto di rivendicare questo gruppo di isole. Il presidente ritiene che la commissione non ha qualità per aprire la discussione su tale argomento. Il ministro Simon e Lord Milner esprimono entrambi l’opinione che le rivendicazioni presentate da Crespi non sembrino nel loro insieme destinate a facilitare l’emigrazione italiana verso paesi di popolamento, ad eccezione del Giubaland. Crespi replica che l’Italia non ha presente soltanto la sua emigrazione, ma un vasto programma economico. De Martino soggiunge che le proposte italiane per l’Eritrea e la Somalia si ispirano al concetto che in Africa è desiderabile di vedersi aprire larghe zone di libera azione