[I6.V.I9] Opposizione italiana 569 bordinata, mentre l’Italia insiste perché il progetto britannico sia respinto. Alla perorazione del mio lungo discorso do carattere nettamente battagliero. Termino dichiarando che se gli alleati insistessero nella proposta e volessero attuarla per forza, contro la volontà dell’Italia, questa si ritirerebbe senz’altro e definitivamente dalla conferenza; e ritenendo in pericolo tutti i risultati della vittoria da essa conseguita, riprenderebbe immediatamente le armi e marcerebbe su Vienna. A questa inattesa dichiarazione il presidente Clémentel risponde subito che non avrebbe mai creduto che una proposta intesa a facilitare il riassetto delle condizioni europee potesse trovare un’accoglienza tanto ostile. La Francia vuol rimanere amica dell’Italia, comprende i pericoli che uno Zollverein può per essa rappresentare, e dichiara di ritirare il suo appoggio alla proposta britannica. Gli inglesi a loro volta restano interdetti, e l’adunanza si scioglie sulla dichiarazione di Clémentel. Mi telefonano dal Crillon che l’incontro con Trumbic deve aver luogo alle 17 all’Hòtel Mirabeau, Avenue de l’Opéra. Alle 16 vado alla riunione ufficiale della grande Commissione economica presieduta da Clémentel. Si devono correggere alcuni articoli del trattato con la Germania, e fissare definitivamente gli articoli per il trattato coll’Austria. Alle 16,45 m* faccio sostituire dal comm. Dragoni ed alle 17 sono all’albergo indicato, solo, senza neppure un segretario. Ho fatto parte del tragitto dalla Senna al Mirabeau a piedi, perché neppure la mia automobile fosse un segno di riconoscimento. Mi attende all’ingresso il direttore dell’albergo, che mi accompagna in un elegante salotto al primo piano: vi trovo Trumbic, solo. Saluti cortesi, in italiano, che Trumbic parla perfettamente. Mi dichiaro lieto di trovarmi con lui a discutere di questioni che ci hanno sempre separati.