[4-V.I9] Mi oppongo a un ordine di Sonnino 5»9 ganizzazione della Società delle Nazioni. Bonin e Imperiali sono invitati a scrivere a Wilson e a Cecil di conformità ». Se Bonin e Imperiali notificassero a Clemenceau, a Wilson e a Robert Cecil tale telegramma, la rottura con la conferenza della pace sarebbe immediata, e con essa la rottura dell’alleanza, e, secondo i giuristi francesi e britannici, anche la decadenza del Patto di Londra. Dunque a tutto ieri sera il Governo italiano era deciso alla rottura. L’emozione mia, dei tre ambasciatori, di De Martino è stata, a tutta prima, intensa. Ma io non ho un minuto di dubbio. Convoco gli ambasciatori, e parlando loro come ministro, come membro del Governo italiano autorizzato a dirigere i rapporti con la conferenza durante l’assenza della delegazione italiana, mi oppongo risoluta-mente all’ordine di Sonnino. È certo che Orlando e Sonnino non avevano potuto ricevere i rapporti dei tre ambasciatori sui colloqui di ieri con Clemenceau, con Lloyd George e con Wilson, prima della stesura dell’ordine telegrafico di Sonnino circa la commissione per la Società delle Nazioni. E tanto meno avevano potuto ricevere il telegramma decisivo firmato da tutti noi. Bisogna aspettare. Gli ambasciatori e De Martino sono subito d’accordo. Non telegraferemo nulla al riguardo fino a questa sera. Abbiamo raccolto altre notizie e le telegrafiamo al ministero degli esteri (1). Io ho ricevuto la visita del deputato americano La Guardia. Mi ha informato della crescente ostilità del Senato americano e di gran parte della popolazione degli Stati Uniti contro Wilson. Ne riferisco telegraficamente a Orlando. Ma notizie interessanti cominciano a registrare i giornali anche circa gli avvenimenti che stanno per compiersi a danno dell’Italia. Stampano anche che gli Alleati han- (1) Vedansi documenti n. 47 e 48.