la città col suo vasto contado, in mezzo alla campagna, mentre lontano 1’ orizzonte è chiuso dalle alture di Car-nizza e da quelle più lontane di Albona. Verso Nord si presenta la campagna di Roveria e il territorio di Can-fanaro con nello sfondo la mole solenne del Monte Maggiore nella sua tinta azzurrina. A maestro viene Valle e più lontano la torre di Boràsigo, già presidio romano, 1’ agro di Rovigno con le sue colline degradanti verso la spiaggia, e lontano a sfondo del mare, quasi bianco alcione, appollaiato sulla roccia, sta a difesa delle acque cristalline del Leme, come stava nel secolo XVII quando gli Uscocchi infierivano sulle mura di Docastelli, Orsera, il paese del marmo istriano, della pietra bianca. Una corona d’ isole chiude l’anfiteatro magico fino a Pola che rispecchia nell’ acqua la sua Arena e i suoi archi gloriosi, e fino Ossero e Veglia. Verso libeccio sfumano nel lontano orizzonte i monti delle Marche. La città, comune di Dignano nella sua estensione totale dell’ agro conta 11.210 abitanti, 5531 dei quali appartengono alla città propriamente detta (vedi carta n.° 2 della città). LE CASITE. Fra il verde chiaro dei campi e il verde cupo dei coronali si vedono spuntare, numerosi, dei bianchi coni di pietra, terminanti in una esile piramide calcarea, “ el pimpignol “. Sono le “ casite “ (casette), caratteristici ripari dei campagnuoli e dei pastori costruiti in pietra, a secco. Hanno la forma di un cilindro con una sola apertura e il tetto a falsa cupola composto da corsi orizzontali di “ laure “ (lastre calcaree) disposte in aggetto. La “ casita “, molto in uso da noi, sparisce subito dopo Canfanaro. Il tipo è molto antico, anzi, dirò arcaicissimo e risulta imparentato con analoghe costruzioni preistoriche 55