notte affinchè il ladro campestre, abitudinario, rispetti la vendemmia matura. La campagna sottostante a Dignano è un terreno ora piano ed ora ondulato che talvolta in qualche postura racchiude dei burroni (Valdregaldo). La sua superficie selvaggia venne, quasi dappertutto, mutata in verdi campi di granaglie, in boschi di olivi dalle forme svariate che spiccano col tono argenteo delle chiome in mezzo al rosso terreno, al verde cupo dei refoschi e alle tinte ambrate dei moscati, massime quando il cielo, nei tramonti, getta sul mare non lontano i colori più belli e più vivi deH’iride. Queste zone coltivate stanno ai margini dei nostri “ Prostimi “ vasti spazi di terreno incolto, che cingono Dignano dal confine di Gallesano al confine di Valle, fino a Santa Fosca verso Vistro. Il “ Prostimo “6), in più parti sassoso, deturpato dai solchi dei carri che 1’ attraversano in ogni direzione, confondono le vecchie strade, fu già bosco fitto di quercie robuste, i cui tagli erano regolati da statuti e da leggine durante la Serenissima. I boschi sparirono del tutto nei primi tempi del-P ottocento e furono sostituiti dalla macchia, groviglio selvaggio di rovi, di filliree, di lecci, di ligustri, di ma-raschi (spuso), di prugnoli spinosi, di peri selvatici, di agrifogli, di biancospino, di marruche, di cornioli, di eriche, di ginestre e di ginepro che si intrecciano con virgulti di caprifoglio odoroso e salutano 1’ albero italiano per eccellenza, il corbezzolo, i cui rami coprirono la spoglia del primo eroe caduto delle tre Rome “ Pallante “ 7). A seconda della stagione, queste piante raggruppate in macchie differenti formano le più belle armonie di tinte corroborando spesso con la fragranza della fioritura la fibra dell’ agricoltore per i lavori aspri della stagione canicolare, priva d’ acqua, senza la larga ombra delle querci, ormai troppo ridotte ed isolate in fondo a qualche podere privato. 57