calvo, lo ricorda e ravvisa tosto. La bottata dev’ essere a segno e pronta. Passano per la sua mente scene selvagge dei tempi barbari : Re Cunigondo lo sovviene ; colpisce il mestatore in modo impareggiabile : Oh sconsacrato figliol di Roma Dove hai la chioma ? Mestatori e barbari erano per lui tutta una roba, così egli li metteva in un fascio non risparmiando mai la bottata per costoro, fossero essi stati pur alti funzionari del governo austriaco. ANTONIO BOCCALARI. L’ anima delle conversazioni geniali, il fiore della gioventù di Dignano, il giovane dalla fantasia leggiadra e bella, il dicitore indovinatissimo dei versi propri e altrui fu il poeta Antonio Boccalari nato a Montona il giorno 23 marzo 1864, ma vissuto sempre a Dignano. Amava con attaccamento speciale questa terra che lo vide bambino, ricordava con affetto nei suoi versi le mura ove ha cantato Jacopo Cantento, ma non staccava mai Dignano dal suo pensiero, e, se a volte non potè frenare i suoi aspri rimbotti alla cittadella, il suo canto non fu mai odio : fu dolore ed amore. Nacque il Boccalari con un scintillio luminoso di immagini, con una vena inesauribile di poesia. Già a 14 anni, a Capodistria, il suo genio dettava splendidi versi su Trieste, Capodistria e Pola ; la sua musa, anche se scapigliata, e non improntata al rigore classico, pure risplendeva nella lirica, poi brillava nella satira. Come all’ombra delle gramigne e dei rovi striscianti, talvolta impallidisce e scompare il fior delicato, così spesso fra le cronache dei giornali sorvolava una lacrima gentile, un grido dell’ animo appassionato del Boccalari. Il Fiore, il pallid’ Esperò venivano sovente ad evocare la sua fantasia ; e quando un giorno era tormentato nel suo ideale scriveva : ... 129 ...