- 16 - VIENI, CH’IO TI ABBRACCI, O LEDA Sono tristi i tuoi occhi e perfidi, come due profondi nidi d’inferno: rode una lagrima amara i miei occhi, se negli occhi ti fisso lo sguardo. Avide son le tue labbra ed esangui, come di farfalla bruchi sciamanti, si spezzi se trema il mio labbro verso la tua bocca, desioso di baci. Morbido e tepido il tuo grembo invita, come guanciale pieno di piume stregate, che il sonno porta seco e sa di peccato. Vieni, ch’io ti abbracci, vieni o mia Leda