alcuna ragione di invidiare ai dignanesi i laconici ringraziamenti del primo biglietto. * * * S. M. Vittorio Emanuele III fu amato e altamente apprezzato dalla popolazione istriana per le sue qualità di governante, di studioso e di soldato. Fu fatto segno di un particolare amore anche per 1’ immensa sventura che lo colpì col troncare violentemente la vita di Umberto primo il Re Buono, suo padre. La popolazione istriana si sentì subito a Lui avvinta e si legò a quel sentimento vivissimo di devozione verso la dinastia e verso il degno continuatore delle grandi tradizioni di Casa Savoia, nutrito dai connazionali del Regno. Circa un anno dopo la salita al trono di S. M. Vittorio III, un popolarissimo cittadino, tutto bonomia, Antonio Matteissich, che per la professione sua di orefice era in continua relazione col contado e aveva molte occasioni di acquistare vecchie monete, che casualmente venivano scoperte nei lavori agricoli e nel dissodare terreni, s’ invaghì dell’ importanza delle monete romane, bizantine e venete, che riflettevano poi tutta la nostra storia politica ; quando venne a sapere che S. M. Vittorio Emanuele III era un distinto numismatico, profondo conoscitore delle zecche italiane da lui illustrate in molte pregiate pubblicazioni, sentì il potente desiderio di fare un presente di monete, da lui raccolte, al dotto Monarca. Conobbe l’istriano Baldassare Manzoni, 6) veterano ed ex garibaldino, che abitava a Roma e a lui affidò la patriottica idea (1901). Al Manzoni rovignese, impiegato tecnico nel Reai Corpo del Genio Civile a Roma oltre che Guardia D’ Onore alle tombe dei Re al Pantheon, non vi saranno state insormontabili difficoltà di poter far pervenire a Sua Maestà l’omaggio devoto del dignanese. Chiuse le 30 monete in un conveniente astuccio, il 91