a lui non falliscono — la mente ed il cor, se un giorno a risorgere — lo chiama il Signor. E Dio ci risveglia — con mano pietosa la coltre affannosa — alfìn sollevò. Dall’ Alpe compresi — siam tutti fratelli ; Sciagura a chi tristo — di gara favelli ! Fidenti, concordi — di mente e di cor, poniam sopra tutto — di patria 1’ amor. D’ umore lepido era sempre e, nei suoi versi faceto, fu P avvocato Boccalari. Suoi componimenti satirici, scherzosi esistevano ancora qualche tempo fa e i vecchi ricordano il sonetto giocoso col quale egli augurava per San Giuseppe P onomastico al collega nella Dieta “ del Nessuno avvocato dottor Giuseppe Basilisco di Rovi-gno, altro schietto ed inflessibile istriano. Lo lesse al banchetto che festeggiava tale giornata ove si andava preparando quella memoranda seduta della Dieta istriana del 6 aprile 1861. Eccolo : Di San Giuseppe la giornata è questa, Del vecchio falegname nazareno, Prescelto a carezzar sul proprio seno Tal figlio che all’ error schiantò la testa. E cotal nome in noi oggi ridesta La vispa vena dell’ umor sereno, Poiché del nostro Beppo è pur la festa. Ed ei si mostra di letizia pieno. Però tra i due Giuseppi un po’ ci corre, Chè il primo è già da un pezzo in paradiso, E questi il piè per or non ci vuol porre. E divario tra lor altro ravviso : Che l’un fea casse vuote da smerciare, L’ altro la propria studia a ricolmare. Un giorno stava egli nel suo studio, quando bussa ed entra un villico a lui ben noto per la smania irresistibile di voler bazzicare nelle elezioni politiche istriane a favore del partito contrario. Era quest’ uomo un po’ 128