cinse, fu il “Vocabolario del dialetto di Dignano“ che non potè essere condotto a termine per gli acciacchi che minarono la sua esistenza (il manoscritto che per anni si credette perduto, venne ricuperato e si conserva gelosamente nella Biblioteca di Pola). Della sua attività così disse il Luciani (nella pubblicazione “ Sui dialetti dell’ Istria “, Capodistria 1876) lo Zonca, coscienzioso fino allo scrupolo... “fu amante non del far molto, ma del far bene “. Egli stesso nel pubblicare i suoi lavori su Dignano, nell’ Istria del Kandler, scriveva : “ A me resterà la soddisfazione di avere lasciate queste memorie che mi diedi cura di compilare, ed opera tale mi lusingo che sarà sempre riputata migliore del maledetto scetticismo, della malvagia indifferenza, della perfida ironia “ (G. A. dalla Zonca “ L’ Istria “ del Kandler, a. IV, N. 57-58-1849). Da queste parole riluce la sua coscienza, esse sono ancora più che mai un monito ed uno sprone a bene oprare. Quest’ uomo, così retto ed insigne, venne portato dalla fiducia dei suoi concittadini per ben tre volte al seggio podestarile. Da notizie pubblicate da A. Ive in un opuscolo “ per nozze dalla Zonca - Fabris - Milano 1877 “ si rileva che certi Alipralidi o Lipandri venuti a Bergamo da Milano, si fecero chiamare dalla Zonca da una piccola località “ di antica giurisdizione loro nel milanese“. Un ramo di questa famiglia si trapiantò poi a Venezia (1437), un altro a Padova ed un terzo, al principio del secolo XVIII, dal ceppo Bergamasco venne diretta-mente a Dignano d’Istria ed i membri di esso furono inscritti nell’albo dei nobili di Pola. Come i dalla Zonca ebbero a godere a Bergamo ampiamente ogni titolo di nobiltà — confermata nel 1726 dal pretore (podestà, dai deputati ed anziani di quelle città) — così anche i nuovi virgulti di Dignano ebbero conferma 116