Affabile nei modi e coscienzioso negli affari, visse sempre come vive un uomo onesto e morì povero, nella sua fede ardente di precursore della nostra redenzione, il giorno 8 novembre 1901. * si: * Anche le muse non furono nemiche al Boccalari, chè quando capitava 1’ occasione di servirsi del verso egli lo condiva di umorismo e di sarcasmo. Il Boccalari conosceva bene i girelloni, e allora scioglieva la Musa e canzonava : Del buio regno — nell’ ombre nere ora che il remo — tuffa il nocchiere, che di nostr’ ombre — la comitiva bieco tragitta — all’ altra riva, i vuoti scanni — guati da lunge quei cui del lascito — il desir punge. Noi, già incorporei — ai successori preghiam che corrano — giorni migliori. Ma sulle ceneri — dei trapassati non spargan biasimi — immeritati, poi che se gli ardui — giorni trascorsi in noi non lasciano — luogo ai rimorsi, gli è che l’ingegno — atto a fallir mai P amor patrio — ci fea smentir. Il primo gennaio 1864 non canzona, ma infiamma il Boccalari quando ad imitazione del suo commilitone G. Mameli, saluta gli istriani e li incoraggia ad amare la patria, a sperare : * Fratelli istriani — ergiamo la fronte, sul fosco orizzonte — un raggio spuntò. Dal mesto giaciglio — di lunga jattura sorgiamo al presagio — di nobil ventura: con opre gagliarde — di mente e di cor mostriamo che gl’Istri — son validi ancor. Sul capo di un popolo — l’avversa fortuna invano raduna — l’ingiusto rigor. Se altèra memoria — degli avi ha nudrita e fede alla patria — sta in core' scolpita : 127