e i baci e le carezze ed i racconti ; e pregherò il Signor che non sian conti tatti i falli d’ un animo tapino. E nei miei giorni placidi e giocondi, come una larva d’ un pensiero mio vedrò una treccia di capelli biondi : Sarò gentile, intemerato e pio e sol saprò nei distici profondi cantar la patria, la famiglia e Dio. Piacquero a tutti i sonetti coi quali, se proprio ancor non cantava la patria, la famiglia e Dio, egli tuttavia aveva fatto un passo in avanti verso la serietà e verso gli intimi sentimenti della società e della famiglia e si ricordò della patria lontana, legittima, in mezzo ad una patria fittizia e matrigna, fra gente straniera ; si ricordò del sacrificio di Guglielmo Oberdan che si im-molò per Trieste, per noi e scrisse : CANTAR LA PATRIA ? I Cantar la patria ?..... oh non vi giunge il guardo, troppo è lungi di qua la patria mia ! E non la pianse un dì il Cantor lombardo... su quella cetra che l’ignavia espia ?... Fioco arriva il mio canto e troppo tardo, e molle troppo di malinconia, non è la nota mia nota di un bardo, che incalzi a una riscossa, che s’ oblia. Folli !... Cantar le effimere vittorie, un fasto antico, un brando arrugginito, mummia di una patrizia galleria... La patria è seppellita nelle istorie : La patria è un ombra, una memoria, un mito? Oggi, a cantar la patria, è un’ ironia. II Ma se la cetra mia trovasse un metro come il ringhiar del lupo o della iena, se pari al nembo o al serpe che avvelena avesse ogni mia nota il fischio tetro, 132