punto in bianco inabissata nella guerra più spaventosa: il 1914. La partecipazione dell’Italia alla grande guerra, se pure risollevò fin da principio le nostre più care speranze, diede d’ altronde adito all’ odiato governo austriaco d’ infierire per l’ultima volta e colla massima ferocia contro l’infelice popolazione della Venezia Giulia, e Dignano ebbe il suo calvario più delle altre borgate. Nei giorni del travolgimento la città di Dignano fu immersa nel dolore e nelle lacrime. Nel pomeriggio del 17 maggio 1915 sotto un cupo rullare di tamburo si annunzia alla popolazione che deve abbandonare le proprie case, i campi e le vigne per gettarsi nell’ignoto37). La gente si smarrisce sbalordita dalla cruda realtà. Le donne che si preparavano alla partenza e credevano di non doversi staccare almeno dalle povere masserizie, nella notte e all’alba, hanno appena il tempo di raccogliere entro un sacco un po’ di pane e qualche straccio di biancheria. Spinti ed urtati dagli sbirri incalzanti i cittadini si accalcano nei carrozzoni dei treni riservati per il bestiame, già pronti alla stazione. Tremanti attendono la partenza. Gemiti di bambini, sospiri di vecchi salgono nell’ aria mattutina. I treni di Pola si incontrano a Dignano, i pianti si uniscono alle imprecazioni, i singulti alle bestemmie. 24 maggio 1915 a Dignano. Mentre maggio sorride col suo fiore sconvolta và dalla città natia muta la gente, oppressa dal dolore, chè dell’ esilio batte ormai la via. Nell’abbandono è l’opra del suo amore: vigneto e campo, armento e masseria convien scordar, e, con piagato core in silenzio seguir la tirannia ! 22