polo pensa subito ad abitati preesistenti e poi rasi al suolo dalla ferocia di Attila, flagello di Dio, davanti al quale la gente scappava inorridita, nascondendo sotto le rovine i propri denari ed i preziosi. Da ciò deriva la smania continua dei ricercatori di tesori che spesso infestano ancora il nostro territorio e talvolta van rovinando per essi qualche sacra memoria. Alla vista della chiesa di S. Quirino, nessuno pensa però ad Attila, ma la tradizione popolare sparsa per la campagna, vi fa pensare bensì a piraterie sofferte, a saccheggi patiti da Saraceni e Narentani ; si pensa a Turchi rapitori di donne e uccisori di mariti che di tanto in tanto sbarcavano sulle nostre spiaggie per poi menar strage e rovina nelle borgate e nei villaggi non molto lontani dalla costa. Qui la leggenda involge specialmente i Turchi, nè sa dire però 1’ epoca dell’ avvenimento. Quando i seguaci di Maometto spingevano le loro rovinose incursioni verso 1’ occidente, vennero a visitare anche queste nostre terre : uccisero, rubarono, distrussero. I nostri terrazzani, non agguerriti, disperando delle proprie forze, si rifugiavano, secondo la leggenda, nella chiesa di S. Quirino per essere protetti dal Santo. Il popolo, chiuso nella chiesetta, prega e geme, mentre di fuori il Turco sferza, irrompe e freme di rabbia. II condottiero della masnada ferma il suo cavallo davanti alla chiesa e rivolto ai suoi, grida con furore : A fil di spada i maledetti giauri (così, dai turchi, venivano chiamati i Cristiani), troncheremo la testa all’ idolo e lo faremo in polvere !... Scherza con i fanti e lascia stare i Santi, dice il proverbio. Il masnadiero turco spinge il suo cavallo nell’atrio e vuole entrare nella chiesa per gettarsi sulla folla, che genuflessa prega. San Quirino sconvolge il piano mussulmano : il cavallo s’impenna e sdrucciola ; il condottiero cade e muore. 194