* XXXIX * pochi soldati della guardia di mia casa, è di gente collet- 147^ tizia atta piuttosto a coltivar campi, che assuefatta alla guerra; ho gran bisogno del vostro aiuto, avendo voi molti soldati esercitati e artiglierie da batter le città in buon numero. Gii disse appresso ch’egli assediava tre terre, due delle quali erano custodite da’Capitani del Turco; e la terza da Mustafà Caramano, uomo perfido e disleale , il quale già soleva esser de’più intrinsechi amici di suo padre, e ora seguendo la fortuna, si era unito al Turco, e l’avea occupata con violenza. Però lo fece certo che niuna cosa era più a proposito, che espugnar il detto castello nominato Sighino, in cui Mustafà si era ridotto; perciocché preso questo, col suo esempio tutti gli altri Caramani si averiano mantenuto in fede. Il Soranzo avuto il parere del Caramano, al Generale se ne tornò, e gli riferì quanto avea inteso da lui. Mandò adunque il Generale Coriolano Cippico da Traù Sopracomito di una galea a riconoscer il sito del castello e come fusse forte; e riconosciutolo, che ritornasse a riferirgli ogni cosa. Coriolano andato a riconoscerlo, e avvisato bene ogni cosa, ritornò al Generale e gli narrò, che il castello è due miglia lontano dal mare, posto sopra un monte ratto e alto , e dalla parte di Levante ancora dirupato e scosceso: nel resto di debole muro, senza merli intorno, e solo pieno di gente vile. Che il castello adunque quanto al sito è forte; ma che d’arte e difensori vai poco : onde affermò che l’avrebbe o preso con assalto, o astretto l’inimico a rendersi. Intese queste cose il Generale mandò a Curco Lodovico Lombardo Veneziano Sopracomito di una galea con dieci galee presso di lui; al quale comandò che mentre egli at-